Fattura elettronica bocciata dal Garante: ora cosa succede?

Fattura elettronica garante privacy
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Garante Privacy boccia la fattura elettronica: l’Agenzia delle Entrate deve rispondere alle criticità. Nuovi possibili scenari.

Come ormai noto a tutti, la Legge di Bilancio 2018, legge n. 205/2017, ha previsto l’obbligo della fattura elettronica dal 01.01.2019 per tutte le operazioni aventi ad oggetto cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra soggetti passivi IVA purché residenti, stabiliti o identificati in Italia. Il Garante della Privacy, in modo del tutto inaspettato, ha bocciato il sistema della fattura elettronica, chiedendo con urgenza chiarimenti all’Agenzia delle Entrate.

La fattura elettronica va cambiata

Secondo il Garante della privacy, l’obbligo della fattura elettronica dal 1 Gennaio 2019, così come previsto dai provvedimenti, deve essere cambiato perché presenta “rilevanti criticità in ordine alla normativa in materia di protezione dei dati personali”. A tal proposito è stato chiesto all’ Agenzia delle Entrate di far sapere con urgenza come intenderà rendere conforme l’attuale quadro normativo della fattura elettronica.

Il nuovo obbligo di fattura elettronica 2019 presenterebbe un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala. Considerato che ormai è imminente il passaggio epocale all’obbligo di emissione della fattura elettronica, l’ Agenzia delle Entrate dovrà fornire un riscontro veloce ed eventualmente adeguarsi al regolamento europeo sulla privacy con le giuste modifiche.

Quali sono i punti critici per il Garante della Privacy?

  1. Le fatture elettroniche devono essere trasmesse ai propri clienti attraverso il SdI, una sorta di postino che archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo. L’aspetto critico è che nelle fatture, oltre ai dati fiscali, sono contenuti anche informazioni più dettagliate come per esempio spese sanitarie, appartenenza a categoria, abitudini, modalità di incassi e pagamenti. Tutto ciò non è in linea con quanto disposto dal GDPR, regolamento europeo sulla privacy.
  2. L’agenzia delle Entrate metterà a disposizione sul proprio portale, senza esplicita richiesta del contribuente, tutte le fatture in formato digitale, anche per chi riceverà la fattura cartacea o digitale dal proprio fornitore.
  3. La modalità di trasmissione allo SDI senza cifratura della fattura elettronica e l’utilizzo della PEC per lo scambio delle fatture sono meccanismi che accentreranno enormi masse di dati personali con un aumento dei rischi per la sicurezza delle informazioni e la conseguente memorizzazione sui server di posta elettronica.
  4. Il ricorso ad intermediari nella gestione deleghe per trasmissione delle fatture e consultazione dei dati potrà essere attuata da più imprese, aumentando quindi il rischio di un uso improprio dei dati da parte dell’intermediario.

Qual è la posizione dei Commercialisti?

Massimo Miani, Presidente del Consiglio Nazionale dei Commercialisti, ritiene condivisibile la “Posizione espressa dal Garante per la privacy”. Da mesi infatti la categoria dei commercialisti denunciava criticità riguardo ai tempi e la gestione dei dati sensibili con l’obbligo della fattura elettronica. Dall’altra parte però c’è un aspetto molto importante da tenere in considerazione: ormai tutti gli studi di commercialisti e gran parte dei clienti si sono preparati ed attrezzati per l’uso della fattura elettronica. Ora cosa succederà? L’obbligo della fattura elettronica era previsto dalla Legge di Bilancio 2018, ovvero da 1 anno, perchè il Garante non si è espresso prima?

Ci dobbiamo aspettare una proroga del Governo? Nel frattempo, spazio al dibattito.

 

 

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