Fatturazione elettronica 2019: come gestire il reverse charge?

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Gli ultimi chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, in tema di fatturazione elettronica 2019, hanno stabilito che l’integrazione delle fatture soggette al meccanismo dell’inversione contabile, sono escluse dall’obbligo di invio al SdI. Tuttavia, al fine di ottenere la conservazione della fattura, il cessionario/committente debitore d’imposta può inviarla al SdI.

Fatturazione elettronica con il meccanismo del reverse charge

L’Agenzia delle Entrate nel video forum del sole 24 Ore, ha chiarito che le fatture soggette al meccanismo del reverse charge, non sono soggette all’obbligo di fatturazione elettronica 2019. Nello specifico, l’Agenzia ha ricordato che vi sono 2 tipologie di reverse charge:

  • reverse charge esterno, ovvero nel caso di acquisti di beni intracomunitari e di prestazioni di servizi ricevute da soggetti extra UE;
  • reverse charge interno, che trova applicazione al ricorrere delle fattispecie relative all’articolo 17 e 74 del D.P.R. 633/1972.

Relativamente al primo caso, ovvero reverse charge esterno, l’Agenzia ha precisato che non vi è l’obbligo del committente/cessionario, di emissione dell’autofattura in formato elettronico, dal momento che tali dati dovranno essere riportati nel nuovo adempimento predisposto dalla stessa agenzia, l’esterometro, con scadenza entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di ricezione della stessa.

Diversamente, in caso di operazioni con reverse charge interno, ovvero regolate dall’articolo 17 o 74 del D.P.R. 633/1972, la fattura emessa dal cedente, in formato elettronico, dovrà indicare come natura dell’operazione il codice “N6“, con il quale si indicano le operazioni soggette al meccanismo dell’inversione contabile. Il destinatario della fattura dovrà, di norma, integrare la fattura ricevuta con l’aliquota IVA e registrarla sia nel registro Iva vendite che in quello Iva acquisti. Egli, non è obbligato ad inviare la fattura integrata al SdI, ma può inviarla nel caso in cui abbia sottoscritto con l’Agenzia il servizio gratuito di conservazione elettronica.

Fatture emesse nel 2018, ricevute nel 2019

Con l’avvento della fatturazione elettronica 2019, gli addetti ai lavori si sono più volte chiesti, se una fattura emessa e datata nel 2018, ma ricevuta nel 2019, dovesse essere emessa in formato elettronico.

L’Agenzia ha chiarito che le fatture emesse entro il 31 dicembre 2018, anche se pervenute e ricevute nel 2019, non dovranno essere emesse in formato elettronico. Tuttavia, se successivamente viene emessa nel 2019 una nota di variazione per una fattura emessa nel 2018, la stessa dovrà essere emesse in formato elettronico.

Autofatture per omaggi

In merito all’emissione di autofatture per omaggi, il cedente, nella maggior parte dei casi, non emette fattura nei confronti del soggetto destinatario dell’omaggio, poiché non si avvale della rivalsa, ma provvede alla liquidazione dell’imposta attraverso l’emissione di un’autofattura. L’agenzia chiarisce che le autofatture vanno emesse come fatture elettroniche ed inviate al SdI.

In virtù di quanto sopra esposto, la fattura viene inviata al SdI dall’emittente e viene ricevuta dallo stesso emittente, poiché nel documento viene indicato sia come cedente che come cessionario.

Ulteriori chiarimenti

L’agenzia, infine, ha precisato che:

  • in caso di invio di fattura elettronica ad una partita iva inesistente, il SdI scarta la fattura, in quanto non conforme alle disposizioni previste dall’articolo 21 del D.P.R. 633/1972;
  • in caso di invio di fattura elettronica ad una partita iva cessata, o codice fiscale di un soggetto deceduto, il SdI non può scartare la fattura in quanto si tratta di elementi entrambi esistenti presenti nell’Anagrafe tributaria. Successivamente, l’Agenzia effettuerà dei controlli per verificare l’esistenza o meno dell’operazione.

 

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