Decreto Fiscale: pene più severe per i reati tributari

reati tributari
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Tra le varie misure previste dal Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020, vi è l’aggravio delle pene relative ai reati tributari. In particolare sono state inasprite le pene riferite ai reati tributari derivanti da dichiarazioni fraudolenti, infedeli o che presentano omissioni. A tal proposito il 26 ottobre 2019 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il testo definitivo del decreto che disciplina l’inasprimento delle succitate pene.

Reati tributari: dichiarazione fraudolenta

Tra i reati tributari per i quali il Decreto Fiscale 2020 ha previsto un innalzamento delle pene vi è la dichiarazione fraudolenta effettuata attraverso:

  • fatture false o ulteriori documenti che attestino operazioni fittizie;
  • ulteriori artefici.

Nel primo caso, la pena applicabile consiste nella reclusione per un periodo da 4 a 8 anni, fatta salva l’ipotesi in cui gli elementi passivi inesistenti non risultino di valore superiore a 100.000 euro, per la quale è prevista la reclusione da un anno e sei mesi a 6 anni. Nel caso di dichiarazione fraudolenta effettuata attraverso ulteriori artefici, invece, è previsto un aggravio della pena che, dall’originario periodo di reclusione di un anno e sei mesi a 6 anni, è passata ad una pena dai 3 agli 8 anni di reclusione.

Reati tributari: dichiarazione infedele

La presentazione di una dichiarazione infedele è compresa tra i reati tributari per i quali il Decreto Fiscale ha previsto un inasprimento delle pene. Nello specifico, si punisce chiunque effettui l’indicazione di elementi attivi di valore minore rispetto a quello reale o di elementi passivi fittizi all’interno di una delle dichiarazioni annuali correlate alle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, con lo scopo ultimo di evadere le stesse.

La pena applicabile corrisponde alla reclusione per un minimo di 2 anni ed un massimo di 5 ( anzichè da 1 a 3 anni), nel caso in cui l’imposta evasa sia maggiore di 100.000 euro (invece di 150.000 come precedentemente previsto)  e la somma totale degli elementi attivi sottratti all’imposizione sia maggiore al 10% del valore totale degli elementi attivi presenti nella dichiarazione, o comunque maggiore a 2 milioni di euro (invece dei 3 milioni precedentemente previsti).

 

Reati tributari: omessa dichiarazione ed omesso versamento.

Per i soggetti che, sempre con lo scopo ultimo di voler evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, omettano la presentazione di una delle dichiarazioni annuali correlate alle imposte citate, e qualora l’imposta evasa sia, con riferimento a ciascuna imposta, maggiore di 50.000 euro, troverà applicazione la pena che prevede la reclusione da 2 a 6 anni.

La stessa pena è stata prevista per chi non presenta la dichiarazione di sostituto d’imposta, qualora la somma complessiva relativa alle ritenute non versate sia maggiore a 50.000 euro. In riferimento invece ai reati tributari legati all’omesso versamento di ritenute dovute o certificate, il Decreto Fiscale agisce non tanto sulla pena da applicare bensì sulle soglie di punibilità. In particolare, la pena della reclusione da sei mesi a 2 anni è applicabile a chi non effettua, entro il termine stabilito per presentare la dichiarazione annuale del sostituto d’imposta,  il versamento delle ritenute dovute sulla base della dichiarazione stessa o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti,  il cui valore sia maggiore a 100.000 euro per ogni periodo di imposta. La pena si applica anche per chi non effettua il versamento dell’Iva dovuta in base alla  dichiarazione annuale, entro il termine previsto per versare l’acconto relativo al periodo d’imposta successivo, il cui valore sia maggiore a 150.000 euro per ogni periodo di imposta.

Infine , nell’ipotesi di occultamento o distruzione di documenti contabili, la pena originariamente prevista da un anno e sei mesi a 6 anni di reclusione, passa alla pena dai 3 ai 7 anni di reclusione.

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