Falsa fatturazione: ecco quando scatta il reato

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Fatture su operazioni inesistenti: quando scatta il reato?

Il delitto di falsa fatturazione è un reato che scatta anche se le fatture non sono utilizzate e non sono annotate nella contabilità del destinatario; difatti è sufficiente il fine di consentire a terzi l’evasione.

Il reato di falsa fatturazione

La normativa relativa al reato di falsa fatturazione è contemplata dall’articolo 8 del D.Lgs n 74/2000, il quale stabilisce che “è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture false o altri documenti per operazioni inesistenti. Inoltre al comma 2 del medesimo articolo è previsto che “ai fini dell’applicazione della disposizione prevista dal comma 1, l’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato”.

Il fatto

La Corte di cassazione, con la sentenza n.42892 del 20 settembre 2017, ha affermato che affinché si configuri il reato di falsa fatturazione, ai sensi dell’articolo 8 del D.Lgs. n.74/2000, non è necessario che il beneficiario le utilizzi in quanto è sufficiente la finalità di consentire a terzi l’evasione dell’imposta. Nello specifico, un contribuente è ricorso alla Corte d’Appello per l’annullamento della sentenza, ma si è visto rigettare la sua impugnazione e confermare la condanna alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, oltre pene accessorie, per il reato di cui all’articolo 8 del D.Lgs n.74/2000, ovvero di emissione di fatture false. il contribuente, rappresentante legale di una SRL, aveva emesso 112 fatture false, al fine di consentire a terzi l’evasione nei periodi d’imposta 2009 e 2010.

Motivi della decisione

La sentenza n. 42892 del 20 settembre 2017, ha sancito che “Il delitto di falsa fatturazione per operazioni inesistenti di cui all’art. 8, D.Lgs. n. 74/2000 ha natura di reato di pericolo o di mera condotta (Sez. Un. n. 1235 del 28/10/2010), per la cui sussistenza non è nemmeno necessario che le fatture siano annotate nella contabilità del destinatario il quale, in astratto, potrebbe anche decidere di non avvalersene. Le fatture per operazioni inesistenti sono tossine la cui circolazione il legislatore ha inteso reprimere sin dalla loro emissione, quando finalizzata a consentire a terzi l’evasione di imposta. Non importa il loro destino, strutturalmente estraneo alla fattispecie che si disinteressa volutamente dell’effettivo conseguimento del fine evasivo; è sufficiente che tale fine sussista (e, pertanto, qualifichi l’azione) al momento iniziale dell’emissione perché si determini la reazione repressiva, non essendo richiesta, a tal fine, la successiva utilizzazione del documento. Ne consegue che, ai fini dell’integrazione del dolo specifico del reato, non è richiesto che l’autore della condotta si rappresenti il danno arrecato all’Erario che, in ipotesi, potrebbe anche mancare in caso di mancata utilizzazione delle fatture. E’ necessario e sufficiente il fine di consentire a terzi l’evasione di imposta e dunque il potenziale pericolo dell’altrui utilizzo a fini evasivi del documento fiscalmente rilevante”.

Tuttavia, la Corte di cassazione con la sentenza n.38717 del 19 settembre 2016, ha precisato che non è sempre condannabile il rappresentante legale di una società per il reato di fatture false, quando è dimostrabile da testimonianze raccolte che non era a conoscenza dei fatti.

Considerazioni finali

Il delitto di emissione di fatture false è un reato assai diffuso, che continua ad espandersi su tutto il territorio nazionale. L’Agenzia delle Entrate, introducendo vari adempimenti, quali Comunicazione dati fatture (Spesometro), Modelli Intrastat etc., ha cercato di combattere tale fenomeno.  L’introduzione dal 1°Gennaio 2019, della fatturazione elettronica, dovrebbe dare una grossa mano all’Amministrazione Finanziaria, la quale controllerà tutti i flussi delle fatture e la relativa conservazione dei documenti. Tuttavia, in merito alla fatturazione elettronica, il Garante della privacy, ha sollevato non pochi dubbi riguardo “la trasmissione e memorizzazione di una ingente mole di dati non direttamente rilevanti ai fini fiscali, con conseguenze per la tutela della riservatezza, in particolare in merito alle strategie aziendali”.

 

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