Riduzione termine di decadenza per l’accertamento dal 2019

accertamento
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L’avvento della fattura elettronica e l’articolo 3 del D.Lgs 05.08.2015, n.127, prevedono la possibilità di ottenere una riduzione dei termini di accertamento di 2 anni, sia ai fini delle imposte dirette, articolo 43 del D.P.R. 600/1973, sia ai fini Iva, articolo 57 del D.P.R. 633/1972.

Evoluzione normativa dal 1° gennaio 2019

Dal 1° gennaio 2019, vi è l’obbligo per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato, e per le relative variazioni, di emettere fatture elettroniche utilizzando il SdI e secondo il formato della «FatturaPA».

Inoltre, per le operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato, salvo quelle per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche, vi è l’obbligo di trasmettere i dati all’Agenzia delle Entrate, entro l’ultimo giorno del mese successivo (c.d. Esterometro).

Come ottenere la riduzione dei termini di accertamento

Le condizioni necessarie per ottenere la riduzione dei termini di accertamento di 2 anni sono tre:

  1. emissione delle fatture in formato elettronico, obbligatoria dal 1° gennaio 2019 per tutti i soggetti passivi ad esclusione di coloro che aderiscono ai regimi di vantaggio (minimi e forfettari) e i piccoli imprenditori agricoli, di cui all’articolo 34, comma 6, del D.P.R. 633/1972;
  2. utilizzo dei registratori di cassa telematici installati, con successiva trasmissione dei dati all’Agenzia delle Entrate, per i soggetti le cui cessioni di beni e prestazioni di servizi sono certificati da scontrini o ricevute fiscali, disciplinati dall’articolo 22 del D.P.R. 633/1972 (commercio al minuto e attività assimilate);
  3. pagamento tracciabile degli incassi e dei pagamenti per importi superiori a 500,00 euro. Si definiscono strumenti tracciabili di pagamento, il bonifico bancario o postale, la carta di credito o debito, l’assegno bancario, circolare o postale non trasferibile. La riduzione biennale, presuppone la verifica della contabilità, che può avvenire nei termini previsti dall’articolo 43 del D.P.R. 600/1973 e 57 del D.P.R. 633/1972 (ovvero 5 anni dalla data di presentazione della dichiarazione). Tuttavia, la tenuta della contabilità ordinaria permette una verifica più agevole rispetto alla contabilità semplificata, in quanto vi è l’obbligo di tenuta della “prima nota”. In ogni caso, il contribuente dovrà dimostrare la tracciabilità degli incassi e pagamenti con fotocopia assegni o con estratti conti bancari.

Occorre precisare, che anche un solo incasso o pagamento effettuato con strumenti di pagamento non tracciabili, di importo superiore a 500,00 euro, impedisce la riduzione dei termini di accertamento.

Eventuali sanzioni per fattura elettronica ed esterometro

In caso di emissione di fattura, tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, con modalità diverse da quelle previste dal comma 3, la fattura si intende non emessa e si applicano le sanzioni previste dall’articolo 6 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 (art. 1, comma 6, d.lgs. n. 127/2015).
Il cessionario e il committente, per non incorrere nella sanzione di cui all’articolo 6, comma 8, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n.471 (omessa autofattura denuncia), devono adempiere agli obblighi documentali ivi previsti mediante emissione di autofattura al SdI.

In merito all’esterometro, si applica la sanzione amministrativa di euro 2 per ciascuna fattura, comunque entro il limite massimo di euro 1.000 per ciascun trimestre.
La sanzione è ridotta alla metà, entro il limite massimo di euro 500, se la trasmissione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza stabilita ai sensi del periodo precedente, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati (art. 11 d.lgs n. 471/1997).

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