Ritenute previdenziali: i contributi meno noti

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Le ritenute previdenziali rientrano nella categoria dei contributi e in molte circostanze, vengono evasi dai datori di lavoro, approfittando della scarsa conoscenza delle norme da parte dei propri dipendenti. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Le ritenute previdenziali: cosa sono

Le ritenute previdenziali sono contributi obbligatori previdenziali e assistenziali, i quali vengono calcolati sulla retribuzione e vengono trattenuti sia al datore di lavoro che al dipendente, per poi essere versati alle Casse previdenziali alle quali il dipendente risulta essere iscritto.

Il calcolo dell’imponibile contributivo e anche la quantificazione delle ritenute previdenziali e assistenziali (ossia i contributi obbligatori), avvengono in sede di elaborazione degli stipendi mensili dei dipendenti. Nel compimento di tale attività, si provvede poi ad effettuare i versamenti relativi alle ritenute che sono state fatte, insieme anche agli oneri, che sono legislativamente disposti a carico del datore.

È da sottolineare che il contributo versato va a pesare sulla determinazione della pensione di vecchiaia e sul TFR.

 

Le ritenute previdenziali si distinguono, pertanto, dalle ritenute fiscali, le quali sono invece destinate all’Agenzia delle Entrare – Riscossione, al fine di provvedere al pagamento dell’IRPEF e anche delle ulteriori ritenute extra – fiscali, che possono essere destinate a uno o più soggetti creditori, come ad esempio fondi di previdenza, complementare, enti assistenziali o altri istituti in genere.

 

Spetta al datore di lavoro trattenere ogni mese dalla retribuzione dei lavoratori una ritenuta fiscale che poi andrà a versare all’erario.

La stessa viene calcolata attraverso un’operazione che prevede che all’imponibile fiscale si applichino le aliquote progressive previste dalla legge. L’imponibile fiscale, quindi, si ricavano con un’operazione matematica: sottraendo dal reddito lordo i contributi versati.

Bisogna però evidenziare che se vi sono stati eventuali contributi versati a fondi previdenziali, questi sono deducibili e dunque ne abbattono l’importo

Il compito di provvedere a trattenere le ritenute previdenziali sugli stipendi dei dipendenti, spetta a NoiPA, le quale poi si occupa anche di effettuare, entro il termine del mese, i versamenti delle ritenute che sono gestite a livello centralizzato, sulla base degli accordi in atto con i diversi Enti previdenziali.

 

 Come si procede all’iscrizione alle Casse Previdenziali

 

La legge stabilisce che è obbligatoria, per i dipendenti, l’iscrizione alle Casse Previdenziali, a prescindere dalla la natura del rapporto di lavoro e dai termini di durata del contratto, ossia che l’assunzione sia a tempo determinato o indeterminato, a titolo di supplenza o per attività non istituzionali (art. 4, Legge 08 agosto 1991, n. 274).

La piattaforma NoiPA, alla luce degli accordi intercorsi con i diversi Enti, attualmente è chiamata a svolgere l’attività di gestione dei diversi regimi previdenziali, che fanno riferimento alla contribuzione obbligatoria prevista dalle norme vigenti a favore dei seguenti enti:

 

  1. INPS
  2. INPS – Gestione ex INPDAP
  3. INPGI
  4. IPOST
  5. ESENTI

 

Ritenute previdenziali: come si procede al calcolo in busta paga

 

I versamenti delle ritenute previdenziali vengono amministrate direttamente dal sistema NoiPA, le quali vengono quantificate in relazione all’importo dello stipendio che viene accreditato al dipendente, trattenute sia sui compensi fissi sia su quelli accessori (Legge n.335, 08.08.1995).

Se le somme accessorie che vengono prelevate durante l’anno, sono inferiori al 18% di quella che è la base imponibile, allora si dovrà procede al conguaglio previdenziale, ossia si assoggetta al contributo fondo pensione quella parte di importo che manca per raggiungere la somma minima figurativa richiesta dalla norma.

 

Dal gennaio 2014, è stato sviluppato il sistema di calcolo del massimale contributivo. Nel dettaglio, si stabilisce la rivalutazione annua in base all’indice Istat dei prezzi al consumo: superato tale limite il reddito percepito non sarà sottoposto a contribuzione ai fini pensionistici.

Ad ogni buon conto, il massimale è valido per tutti i lavoratori che sono privi di anzianità contributiva al 01 gennaio 1996 e per tutti colo che sono iscritti alle Gestioni Separate INPS e INPGI istituita dopo tale data.

 

II datore di lavoro provvede a trattenere il 9,19% della retribuzione lorda dovuta al dipendente per versarlo poi ai vari agli enti previdenziali ed assistenziali segue una distribuzione normativamente stabilita:

  • I’ 8,89% al fondo adeguamento pensioni;
  • lo 0,30% al fondo per la disoccupazione involontaria.

 

I dipendenti degli vari Enti locali sono tenuti a versare all’INPS – Gestione Dipendenti Pubblici – anche il contributo creditizio obbligatorio, pari allo 0,35% della retribuzione contributiva e pensionabile, il cui ruolo è quello di alimentare il fondo destinato a finanziare attività creditizie e sociali.

 

A partire dal 1998, i lavoratori dipendenti sono tenuti a pagare un’imposta alla regione in cui risiedono, denominata addizionale regionale

Il datore di lavoro dovrà stabilire, nel conguaglio di retribuzione di fine anno, la quantificazione dell’importo della tassazione e questa somma sarà poi esplicitata in busta paga

A partire dal mese successivo al conguaglio, sarà trattenuta nella busta paga del lavoratore una somma mensile per un numero massimo di undici rate.

Invece è dal 1999 che è prevista l’addizionale comunale. Il suo ammontare è variabile dal momento che il suo valore è stabilito discrezionalmente dai vari Comuni d’Italia entro il 31 ottobre dell’anno precedente.

Il prelievo dalla busta paga dei dipendenti avviene con le stesse modalità previste per l’addizionale regionale.

 

Le funzioni di NoiPA

Le attività che vengono svolte dal sistema NoiPA, in relazione alle ritenute previdenziali, possono essere così individuate:

  1. acquisizione delle informazioni circa le somme accessorie, e delle relative ritenute, che vengono liquidate dagli uffici competenti;
  2. gestione dei regimi previdenziali che fanno riferimento alla contribuzione disciplinata dalle leggi attualmente vigenti a favore degli enti INPS, ex INPDAP, INPGI, IPOST, ESENTI;
  3. elaborazione, inoltre,del conguaglio previdenziale di fine anno per l’emissione dei modelli CUD, nel periodo della dichiarazione fiscale;
  4. calcolo dell’imponibile previdenziale, e delle relative ritenute contributive, per poter procedere all’elaborazione delle rate mensili;

 

Ritenute previdenziali: come fare versamenti e denunce contributive

Vediamo nel dettaglio come operare per effettuare i versamenti e le denunce contributive

I versamenti vanno effettuati, entro l’ultimo giorno necessario del mese di pagamento delle retribuzioni con ordinativi collettivi di pagamento tratti sui pertinenti capitoli di bilancio, e accreditati sui conti correnti infruttiferi aperti presso la Tesoreria Centrale.

Le relative denunce contributive saranno trasmesse dall’Ente contributivo, CEDDSII di Latina, per conto di tutti gli amministrati gestiti nel sistema NoiPa.

 

Ritenute previdenziali: quali sono le conseguenze del mancato versamento

 

Con il Decreto Legislativo n.8 del 15.01.2016, il legislatore ha disposto la depenalizzazione per una serie di reati, in materia di lavoro e previdenza obbligatoria, convertendo la condanna penale in illeciti amministrativi.

 

In particolare, il sopracitato decreto ha stabilito che, se il mancato versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali è pari ad una somma inferiore a euro 10.000,00, allora per il datore di lavoro sarà disposta una somma compresa tra euro 10.000,00 a euro 50.000.

Nel caso in cui l’omesso versamento sia superiore alla soglia dei 10.000,00 €, allora la normativa prevede la reclusione fino a tre anni e una multa fino a 1032,00 €.

L’arco temporale da tener in con siderazione per poter stabilire la quantificazione dell’omesso versamento è quello cha va da 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno.

Inoltre l’INPS ha precisato, con una circolare che i versamenti che vanno ad influire su dette soglie, sono quelli che fanno riferimento al mese di dicembre dell’anno precedente all’annualità considerata, da versare entro il 16 gennaio, fino a quelli relativi al mese di novembre dell’annualità considerata, la cui scadenza di versamento è il 16 dicembre.

Al datore di lavoro verrà notificato l’accertamento della violazione: con tale atto si avvia il procedimento per l’applicazione della sanzione prevista, al di sotto dei 10.000 euro, per chi ha omesso di versare le ritenute previdenziali.

Allo stesso datore di lavoro vengono concessi 90 giorni per versare le ritenute omesse, evitando così l’esposizione al pagamento della sanzione. Se non adempie entro i tre mesi, gli sono consessi ulteriore 60 giorni per pagare una sanzione pari ad 1/3 della sanzione massima (16.666 euro).

Se il datore di lavoro resterà inerte, allora si avvierà l’iter per l’emissione dell’ordinanza d’ingiunzione al fine di applicare la sanzione pecuniaria fino alla misura edittale (€.50.000).

 

Qualora l’ammontare delle ritenute previdenziali non versate sia superiore a 10.000,00 euro, allora il datore di lavoro rischia una condanna penale.

Allo stesso saranno dapprima concessi 90 giorni per il versamento delle ritenute omesse e poi, in caso di inadempimento. Si procederà con la denuncia presso l’Autorità Giudiziaria.

 

 

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