Cannabis light: Salvini pronto a chiudere i negozi

Cannabis light
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Cannabis light, ossia la vendita di prodotti a base di canapa, sono consentiti dalla legge 2016 con il solo limite che il livello di Thc in essi contenuto, risulti inferiore allo 0,6%.

Salvini e la direttiva contro la cannabis light

Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha annunciato che intende stringere le maglie contro il traffico degli stupefacenti. In particolare, nel mirino del Vice Premier sono finiti i negozi che sono autorizzati alla vendita della cannabis legale, ossia prodotti con un THC inferiore allo 0,6%, poiché questi rappresenterebbero un incentivo all’utilizzo e allo spaccio dei prodotti stupefacenti.

Pertanto, tutti i canapa shop saranno quindi sottoposti ad una severa vigilanza da parte delle autorità competenti, al fine di controllare coloro che non rispettano le norma e vendono anche prodotti con un THC superiore a quello fissato dalla Legge

A controbattere, il Ministro della salute, Giulia Grillo, afferma che tali negozi non vendono droga ed è dunque importante non diffondere informazioni erronee. Difatti, i prodotti di cui è legalizzata la circolazione, hanno un THC basso, tale da non comportare alterazione dello stato pisco – fisico di chi nè fa uso e spesso sono prodotti usati a fini terapeutici.

Sicuramente, una maggiore attenzione è riservata alle categorie vulnerabili, come le donne in gravidanza o i minori, prevedendo una restrizione alla vendita secondo il principio della precauzione per quest’ultimi.

 

Contrasti veri e proprio, invece, si presentano tra i due vicepremier.

Il leader leghista invita il Ministro dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, a ritirare la sua proposta sulle droghe libere e a combattere la droga in quanto ciò significherebbe combattere al contempo le organizzazioni mafiose.

 

La replica del vicepremier Di Maio è stata: “Il ministro Salvini vuole chiudere i negozi irregolari che vendono queste sostanze? Ben venga, perché se sono irregolari non possono restare aperti. Il tema è che oltre a fare questo lo pregherei anche di chiudere le piazze di spaccio della camorra e della mafia, perché quando ci sono piazze di spaccio poi ci vanno di mezzo bimbe di tre anni come accaduto a Napoli”.

Caso Macerata: tre chiusure di negozi di cannabis light

A Macerata, Porto Recanati e Civitanova Marche, tre cannabis shop sono stati chiusi, in seguito alle dichiarazioni del ministro Matteo Salvini.

In realtà, la chiusura non è dipesa da quest’ultimo bensì per la violazione della legge 2016, che stabilisce il limite massimo di Thc uguale allo 0,6%.

 

I negozianti sono stati quindi sorpresi alla vendita di infiorescenze di cannabis cui contenuto di Thc risultava essere maggiore rispetto a quanto legalmente consentito.

 

Salvini ha colto l’occasione per portare avanti la sua proposta ma ad intervenire a difesa della cannabis light è la Corte di Cassazione, la quale conferma la legalità della vendita dei prodotti a base di cannabis, purché vi sia la possibilità di dimostrare in qualunque istante che non si sia in presenza del superamento del limite di Thc e che tali prodotti derivino da coltivazioni di marijuana light completamente legali e regolari.

 

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