Clausola di assoluto silenzio per limitare chi disturba nel condominio

clausola di assoluto silenzio
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Clausola di assoluto silenzio è posta per contrastare i forti e molesti rumori che rappresentano la principale fonte di dispute tra condomini.

A tal riguardo, i regolamenti condominiali contengono in genere la disciplina in materia di fasce orarie di tollerabilità di rumori fastidiosi con l’eventuale apposizione di una specifica clausola di assoluto silenzio.

Clausola di assoluto silenzio

Ogni condominio ha la facoltà di poter stabilire le fasce orarie (solitamente dalle 8:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 21:00) in cui rumori particolarmente forti e fastidiosi, come suoni di elettrodomestici, musica a volume alto o schiamazzi di altro tipo, sono concessi.

Ogni condominio potrà stabilire autonomamente il lasso di tempo in cui si è tenuti al rispetto del silenzio, prevedendo eccezioni, giorni specifici e variazioni degli orari. (vedi qui–> come chiedere l’istallazione dell’ascensore in assemblea)

Tra le misure possibili per la limitazione di rumori molesti nei condomini, vi è la clausola di assoluto silenzio la quale impone il divieto di emissione di rumori in fasce orarie stabilite, solitamente combacianti con le ore di riposo pomeridiane e notturne.

La clausola di assoluto silenzio però verte in un alone di incertezza in quanto non sempre è definibile la violazione della clausola poiché non si potrà ambire alla totale e completa insussistenza di ogni tipo di suono durante gli orari stabiliti dal regolamento.

Successivamente al mancato rispetto di tali modalità, i condomini hanno la possibilità di tutelarsi nelle specifiche sedi, seguendo le apposite procedure legali, con la previsione anche di particolari sanzioni in capo a chi effettua tale violazione.

Violazione clausola di assoluto silenzio: cosa fare?

Nel caso in cui la clausola di assoluto silenzio venga violata, è necessario portare l’amministratore di condominio a conoscenza della violazione, specificando l’accaduto accompagnato dal relativo corredo probatorio.

L’amministratore avrà poi la facoltà di decidere se agire o meno in base al tenore della violazione, scegliendo tra la diffida per iscritto al soggetto inadempiente o tramite l’applicazione della sanzione ai sensi dell’articolo 70 del codice civile.

Il tipo di tutela previsto dal codice, consente di poter agire sia in sede civile che penale.

Violazione clausola di assoluto silenzio: tutela civile

L’orientamento prioritario della giurisprudenza non considera tutti i rumori capaci di far scattare la tutela civile per violazione della clausola di assoluto silenzio.

È necessario infatti che questi superino un certo limite di “normale tollerabilità”, basato sull’identificazione di un criterio comparativo che considera sufficiente la dimostrazione che tali suoni siano maggiori di 3 dB per le ore notturne o di 5 dB per le ore diurne.

La Cassazione ha però definito, attraverso la sentenza n. 6136/2018, che tale limite non presenta carattere assoluto ma occorrerà dunque, esaminare ciascun caso, considerando il contesto ambientale, le abitudini degli abitanti e le peculiarità della zona. Andrà quindi valutato l’insieme dei suoni complessivi che vanno a caratterizzare quella specifica zona.

Tutti questi elementi andranno analizzati obiettivamente in base alle condizioni psicofisiche dell’uomo medio e dal suo grado di reattività ai rumori in questione.

Qualora il suddetto limite sia superato e venga dimostrata la violazione della clausola di assoluto silenzio, chi ne subisce gli effetti ha il diritto di richiedere al giudice:

  • l’inibizione di produzione di tali suoni;
  • la loro cessazione;
  • misure volte alla limitazione di questi.

Sarà pertanto possibile chiedere il risarcimento correlato a molteplici danni come disturbo alla quiete o danni alla salute.

In capo al soggetto richiedente, incombe l’onere di dimostrazione che i suoni in questione abbiamo provocato i danni da lui sopportati.

Violazione clausola di assoluto silenzio: tutela penale

Oltre che l’azione in sede civile, è possibile agire in via penale, per la violazione ella clausola di assoluto silenzio, rientrando nel campo di applicazione del reato di cui all’articolo 659 del codice penale.

Tale norma disciplina la pena per coloro che disturbano le occupazioni o le ore di riposo, attraverso l’emissione di suoni molesti.

In particole, la pena può consistere:

  • nell’arresto fino a 3 mesi;
  • nell’ammenda fino a 309 euro;
  • nell’ammenda da 103 a 516 euro, qualora il soggetto non rispetti le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità attraverso l’esercizio di una professione o un mestiere rumoroso.

Affinché si realizzi la fattispecie penale è necessario che il limite della normale tollerabilità risulti oltrepassato e che i rumori vadano a danneggiare un numero indefinito di persone.

La finalità ultima di tale azione è di certo il conseguimento della protezione della quiete pubblica.

Ne consegue che, in materia di condominio, i rumori debbano pregiudicare e infastidire gran parte degli occupanti dell’edificio.

Spetterà al giudice poi, verificare l’entità delle emissioni e della loro effettiva diffusività, idonee a far scattare l’applicazione della pena.

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