Costi della politica: come vengono usati i soldi degli italiani?

costi della politica: come vengono usati i soldi degli italiani?
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Costi della politica si intendono tutte quelle spese che vengono effettuate per funzionamento della macchina politica e della pubblica amministrazione, come ad esempio i costi per il funzionamento del Senato e della Camera, degli enti istituzionali di comuni e regioni e delle Asl.

Costi della politica: le cifre

Quali sono i costi della politica e quanto ammontano le spese generali necessarie per il corretto funzionamento del sistema Paese.

Si tratta di somme esorbitanti ma ciò che più preoccupa i cittadini è il dilemma di come vengono spesi i loro soldi: in poche parole la politica sperpera le risorse pubbliche?

Dagli ultimi dati racconti, i complessivi costi della politica ammontano a circa 5 miliardi di euro, che vengono così ripartiti:

  • i costi relativi al funzionamento del Senato si aggirano intorno ai 500 milioni di euro;
  • per la Camera dei deputati circa 950 milioni di euro;
  • relativamente ai costi di funzionamento dei ministeri, questi ammontano a poco meno di 200 milioni di euro annui;
  • per quanto concerne i consigli regionali e gli organi istituzionali regionali la spesa è di circa 1,4 miliardi di euro.

Il costo complessivo sopportato nel 2019 è stato determinato in 144 milioni 885 mila euro per i deputati, nel quale vi si ricomprendono:

  • le indennità degli onorevoli pari a 81 milioni 265 mila euro;
  • i rimborsi per le spese di viaggio pari a 8 milioni 450 mila euro;
  • i costi di soggiorno pari a 26 milioni 500 mila euro;
  • i costi per l’esercizio del mandato parlamentare pari a 27 milioni 900 mila euro;
  • I costi di telefonia pari a 770 mila euro.

 

Confrontando la spesa sostenuta rispetto all’anno precedente, si può notare un leggero calo della spesa totale, ma si parla di poche migliaia di euro

 

Quali sono gli interventi attuati per i costi della politica?

In molti individuano negli sprechi della politica una delle motivazioni delle difficoltà economiche del Paese: non è che non ci non risorse, è che quelle disponibili sono mal gestite.

Pertanto, agire tramite un taglio dei costi della politica potrebbe essere una strategia utile ma certamente non sufficiente per eliminare i problemi della finanza pubblica italiana.

Nonostante ciò, un taglio agli sprechi, determinati da spese sproporzionate e prive di giustificazione, potrebbe rappresentare un gesto simbolico importante in un periodo di sconforto e di sfiducia politica in cui oggi l’Italia versa e varie sono state le iniziative adottate a tal fine.

Ecco alcuni degli interventi che sono stati fatti al fine di ridurre i costi della politica ma non si può dire che si tratti di interventi sufficienti.

Nel 2011, i presidenti delle camere Fini e Schifani, hanno agito per l’attuazione della riforma del sistema previdenziale dei parlamentari, eliminando il vitalizio per coloro che sono stati eletti successivamente all’anno 2012. Tale azione ha portato al risparmio di circa 75 milioni all’anno, al netto delle trattenute IRPEF.

Dal 2012 si è agito per una revisione della spesa relativa al funzionamento della presidenza del Consiglio che ha portato ad una riduzione dei costi del 30%, pari a 112 milioni al netto dell’inflazione.

Tale spesa dovrebbe aumentare nuovamente con la legge di bilancio 2019 a causa dell’istituzione di una nuova struttura volta al coordinamento delle spese di investimento, InvestItalia, da cui deriveranno costi aggiuntivi pari a 25 milioni di euro.

Nel 2013, vennero abolite le indennità di carica, eliminando così la possibilità per un membro del governo di ottenere un doppio stipendio, risparmiando in tal modo 1 milione di euro.

Nel 2014, invece, fu introdotta una soglia massima per la retribuzione dei dirigenti della pubblica amministrazione e società partecipate uguale a 240.000 milioni euro lordi annui.

Costi della politica e il Governo Conte

Tra gli interventi previsti dal nuovo governo vi sono ricompresi i tagli dei vitalizi per i parlamentari e consiglieri regionali andati in pensione e ancora, la riforma del sistema pensionistico dei parlamentari e dei dipendenti degli organi costituzionali.

Azioni volte al risparmio riguardano anche i tagli ad auto blu, aerei statali e servizi di scorta personale, così come la riduzione del numero dei parlamentari a 400 per la Camera dei Deputati e 200 per il Senato e l’abolizione del CNEL.

Si prevede che questo tipo di interventi possano portare ad un risparmio di poco più di 200 milioni di euro, cifra molto esigua in confronto ai 100 miliardi di euro necessari per il finanziamento del programma di governo.

Già è stato approvato l’abolizione dei vitali per i parlamentari che hanno partecipato a legislature in anni precedente al 2012, comportando un risparmio di circa 40 milioni di euro annui.

È stata anche effettuata la dismissione dell’aereo di stato su proposta dei ministri Toninelli e Di Maio, ipotizzando un risparmio di 150 milioni in nove anni.

I costi di politica in Italia e negli altri paesi

In considerazione ad alcuni dati offerti da Carlo Cottarelli nel libro “La lista della spesa”, l’indennità lorda dei deputati italiani è più elevata rispetto a quella prevista in Germania, Francia e Gran Bretagna, anche se in tal caso occorre precisare che a differenza degli altri paesi, in Italia nelle imposte e spese di mandato vi si aggiungono anche i compensi dei collaboratori parlamentari.

Ulteriori confronto che è possibile effettuare riguarda il numero dei parlamentari che in Italia raggiunge i 945 più i senatori a vita, risultando lo stato con maggior rappresentanti.

Infine, anche i costi della Presidenza della Repubblica non sono per niente esigui: il Quirinale infatti, ci costa circa 141 milioni di euro a differenza, per esempio dell’Eliseo francese, la cui spesa è all’incirca 100 milioni di euro.

 

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