Decreto rimpatri: termini ridotti per respingere gli immigrati

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Decreto rimpatri: con l’introduzione del decreto interministeriale migranti, si intende ottimizzare i tempi concernenti i rimpatri, effettuando una riduzione da 2 anni, precedentemente previsti, a 4 mesi per le procedure di rimpatrio.

Decreto rimpatri: obiettivo velocizzare le procedure di respingimento

Il decreto rimpatri anima la lotta dialettica tra maggioranza ed opposizione. Un decreto che segue la falsariga dell’azione del precedente Governo, sotto la spinta dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che della lotta all’immigrazione clandestina e della politica dei porti chiusi, ha fatto lo strumento principale della sua propaganda.

Tra gli obiettivi prefissati anche dal nuovo Governo, assume particolare rilevanza la politica relativa al “Piano rimpatri sicuri”.

Il decreto rimpatri firmato dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, dal Ministro dell’Interno Luciana Lamborgese e dal Ministro delle Giustizia Alfonso Bonafede introduce una consistente diminuzione dei tempi correlati alle procedure di rimpatrio, da 2 anni a 4 mesi.

Tale drastica riduzione dei termini rappresenta la colonna portante del decreto rimpatri.

La diminuzione dei tempi concerne dunque la valutazione delle domande di protezione che hanno luogo successivamente agli sbarchi.

Il decreto rimpatri prevede inoltre la possibilità di respingere la richiesta di asilo da parte di quei soggetti provenienti dai Paesi cosiddetti sicuri, ossia: Albania, Algeria, Bosnia Erzegovina, Capoverde, Kosovo, Ghana, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina.

Resta salva l’ipotesi in cui il soggetto, proveniente dai suddetti Paesi, qualora dimostri di essere vittima di violenze o persecuzioni, abbia l’opportunità di essere accolto nel territorio italiano.

Su quest’ultimo grava però l’onere di fornire apposita prova che attesti la sua situazione per poter procedere alla richiesta di asilo.

Decreto rimpatri: come agire?

Secondo il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio mediante il decreto rimpatri sarà possibile agire non soltanto nell’ottica del nostro paese, bensì come Europa.

Ne consegue l’ulteriore necessità di rafforzare i rapporti cooperativi con i Paesi di partenza, mirando ad un miglioramento dello sviluppo di tale fondamentale cooperazione.

Per poter procedere alla realizzazione di quanto stabilito dal decreto rimpatri, è previsto lo stanziamento di un fondo che potrà giungere a circa 50 milioni di euro per poter garantire la prosecuzione dei piani di rimpatrio.

Il Ministro dell’Interno Luciana Lamborgese ha pubblicato i dati relativi ai rimpatri avvenuti negli ultimi anni:

  • nel 2017 ammontano a 6.514;
  • nel 2018 ammontano a 6.820;
  • nel 2019 ammontano, per ora, a 5.261.

Il premier Giuseppe Conte si esprime al riguardo affermando che tale iniziativa rappresenta un importante passo avanti, il quale permette di affrontare un tema particolarmente delicato per il nostro paese.

L’azione dell’Italia non può essere certo una soluzione definitiva ad una emorragia che non accenna a placarsi. L’azione coordinata con il resto dei Paesi europei è determinante per superare una tragedia umanitaria che sembra non avere fine. L’iniziativa dell’Italia è lodevole, anche per dare garanzie ai migranti stessi, non più costretti a sottostare a lungaggini burocratiche e a sopravvivere in situazione inumane per poi vedersi rispediti nei loro Paesi d’origine.

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