Canne prima di guidare: non è reato se non c’è alterazione

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Canne prima di guidare, senza che comportino uno stato di alterazione, non determinano l’insorgere del reato. Questo è quanto è stato statuito dalla Corte di Cassazione.

Canne prima di guidare: la decisione della corte

 

La Suprema Corte di Cassazione ha statuito che “è necessario che l’assunzione di sostanze stupefacenti crei uno stato di alterazione affinché si configuri il reato di cui all’art 187 del Codice della strada”

 

Una sentenza innovativa, destinata a creare un precedente ingombrante, e al tempo stesso a creare un accesso dibattito nell’opinione pubblica, quella che ha sentenziato che fare uso di canne prima di guidare non costituisce reato se la persona non subisce un’alterazione psico – fisica.

Nella sostanza, con la sentenza n. 12409/2019, gli Ermellini hanno preso una posizione netta, stabilendo che, affinché possa configurarsi la fattispecie del reato di guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti, è necessario che venga accertata l’effettività dello stato di alterazione, che scaturisce con l’assunzione delle stesse. Per meglio dire, non è sufficiente fumarsi uno spinello per essere condannati.

 

Canne prima di guidare: la vicenda

 

La vicenda trova il suo punto d’origine in un comune posto di blocco: una ragazza viene fermata e sottoposta agli esami di rito, da cui emerge uno stato di alterazione.

Il Tribunale, investito della vicenda, si pronuncia per la condanna per la violazione di due norme del Codice della Strada:

  • 187 “Guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti” comma 1, 1 bis e 1-quater;
  • 186 “Guida sotto l’influenza di alcool” (vedi anche Alcoltest: quando la sanzione è nulla) comma 2, lett. c), comma 2 bis e comma 2 sexies, Codice della strada.

 

La ragazza, pertanto, aveva fatto uso di canne prima di guidare e aveva ingerito una dose di alcool superiore a quello consentito, tali da ingenerare, a dire dei Giudici, quello stato di alterazione penalmente sanzionato.

 

L’imputata, ritenendo di non aver disatteso le norme del Codice, decide di ricorre in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione, in riferimento al reato di cui all’art. 187 CdS. La donne, infatti, riteneva che i giudici non avessero preso in considerazione l’effettivo stato di alterazione psico-fisica.

 

La Cassazione, con sentenza n. 12409/2019, ha accolto le doglianza dell’imputata, ritenendo fondato il ricorso presentato.

La Suprema Corte ha statuito a favore della donna argomentando in questi termini: per costante giurisprudenza di legittimità, affinché si realizzi la fattispecie del reato di cui all’art 187 “Guida in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti”, non è sufficiente che il guidatore si sia messo alla guida del veicolo dopo aver assunto droghe ma è necessario “che egli abbia guidato in stato di alterazione causato da tale assunzione.”

Pertanto, al fine di accertare lo stato di alterazione determinato dall’assunzione di canne prima di guidare occorre sottoporre il soggetto imputato a specifici esami biologici che attestino un consumo di canne prima di guidare che determini uno stato di alterazione rilevante.

 

Stato di alterazione: cosa prevede la norma (i passaggi rilevanti)

Art. 187. Guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti.

  1. Chiunque guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni.

Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente è raddoppiata.

1-bis.  Se il conducente in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope provoca un incidente stradale, le pene di cui al comma 1 sono raddoppiate

1-quater. L’ammenda prevista dal comma 1 è aumentata da un terzo alla metà quando il reato è commesso dopo le ore 22 e prima delle ore 7.

  1. Al fine di acquisire elementi utili per motivare l’obbligo di sottoposizione agli accertamenti di cui al comma 3, gli organi di Polizia stradale, secondo le direttive fornite dal Ministero dell’interno, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l’integrità fisica, possono sottoporre i conducenti ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili.

2-bis. Quando gli accertamenti di cui al comma 2 forniscono  esito positivo  ovvero  quando  si  ha  altrimenti  ragionevole  motivo  di ritenere che il conducente  del  veicolo  si  trovi  sotto  l’effetto conseguente  all’uso  di  sostanze  stupefacenti  o   psicotrope,   i conducenti,  nel  rispetto  della  riservatezza  personale  e   senza pregiudizio per l’integrità fisica,  possono  essere  sottoposti  ad accertamenti clinico-tossicologici e strumentali ovvero analitici  su campioni di mucosa del cavo  orale  prelevati  a  cura  di  personale sanitario ausiliario delle forze di polizia.

  1. Nei casi previsti dal comma 2-bis, qualora  non  sia  possibile effettuare il prelievo a  cura  del  personale  sanitario  ausiliario delle forze di  polizia  ovvero  qualora  il  conducente  rifiuti  di sottoporsi a tale prelievo, gli agenti di  polizia  stradale,  fatti  salvi  gli  ulteriori  obblighi previsti dalla legge, accompagnano  il  conducente  presso  strutture sanitarie fisse o mobili afferenti  ai  suddetti  organi  di  polizia stradale ovvero presso le  strutture  sanitarie  pubbliche  o  presso quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate, per il prelievo di campioni di liquidi biologici  ai  fini  dell’effettuazione  degli esami necessari ad accertare la presenza di sostanze  stupefacenti  o psicotrope.
  2. Le strutture sanitarie rilasciano agli organi di Polizia stradale la relativa certificazione, estesa alla prognosi delle lesioni accertate, assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle vigenti disposizioni di legge.

5.bis Qualora l’esito degli accertamenti di cui ai commi 3, 4 e 5 non sia immediatamente disponibile e gli accertamenti di cui al comma 2 abbiano dato esito positivo, se ricorrono fondati motivi per ritenere che il conducente si trovi in stato di alterazione psico-fisica dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, gli organi di polizia stradale possono disporre il ritiro della patente di guida fino all’esito degli accertamenti e, comunque, per un periodo non superiore a dieci giorni. La patente ritirata è depositata presso l’ufficio o il comando da cui dipende l’organo accertatore.

6 Il prefetto, sulla base dell’esito degli accertamenti analitici di cui al comma2-bis, ovvero della certificazione rilasciata dai centri di cui al comma 3, ordina che il conducente si sottoponga a visita medica e dispone la sospensione, in via cautelare, della patente fino all’esito dell’esame di revisione che deve avvenire nel termine e con le modalità indicate dal regolamento.

  1. Salvo che il fatto costituisca reato, in caso di rifiuto dell’accertamento di cui ai commi 2, 2 bis, 3 o 4, il conducente è soggetto alle sanzioni di cui all’articolo 186, comma7. Con l’ordinanza con la quale è disposta la sospensione della patente, il prefetto ordina che il conducente si sottoponga a visita medica.

8-bis. Al di fuori dei casi previsti dal comma 1-bis del presente articolo, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, anche con il decreto penale di condanna, se non vi è opposizione da parte dell’imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità, secondo le modalità ivi previste e consistente nella prestazione  di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria,  nel  campo  della  sicurezza  e  dell’educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o  presso enti o  organizzazioni  di  assistenza  sociale  e  di  volontariato, nonché  nella  partecipazione  ad   un   programma   terapeutico e socio-riabilitativo del soggetto tossicodipendente.

Il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità. In caso di svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità, il giudice fissa una nuova udienza e dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della   sanzione   della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato. La decisione è ricorribile in Cassazione. Il ricorso non sospende l’esecuzione a meno che il giudice che ha emesso la decisione disponga diversamente. In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, il giudice che procede o il giudice dell’esecuzione, a richiesta del pubblico ministero o di ufficio, tenuto conto dei motivi, della entità e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena sostitutiva con ripristino di quella sostituita e della sanzione amministrativa della sospensione della patente e della confisca.  Il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di una volta.

 

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