Esaurimento nervoso: si può ottenere la pensione?

esaurimento nervoso: si ha diritto alla pensione d'invalidità?
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Esaurimento nervoso è dovuto al forte stress che accompagna la nostra quotidianità. Tantissime persone ne soffrono, nelle sue molti manifestazioni. Ma può essere riconosciuta come malattia invalidante e dare diritto alla pensione?

 Esaurimento nervoso: di cosa si tratta

Con il termine esaurimento nervoso si fa riferimento ad un insieme di patologie psicologiche e neurologiche che possono determinare ansia, angoscia, crisi di panico. Propriamente, l’esaurimento nervoso consiste in uno stato mentale che comporta un forte malessere emotivo, a cui si accompagna una grande stanchezza sia fisica che psicologica

 Nevrastenia, sindrome da burnout, depressione, stress: sono queste alcune delle molteplici manifestazioni dello stato di esaurimento nervoso.

Un malessere che potremmo definire moderno, legato ai continui scombussolamenti della società moderna, dai suoi ritmi accelerati, dalla continua spasmodica ricerca del risultato da raggiungere

La crisi degli ultimi anni ha notevolmente ingigantito tale patologia, con i lavoratori costretti a lavorare in condizione pessime può di conservare il loro lavoro

La paura costante di perdere la propria posizione lavorativa, l’incubo della disoccupazione e l’angoscia di non poter più contribuire al sostentamento della famiglia hanno determinato un turbamento fortissimo nell’animo della gente.

Generalmente, l’esaurimento nervoso si presenta come un disorientamento dell’animo, come un sentirsi diverso da come si era prima: più insicuri, con meno certezze e sempre e costantemente stanco fin dal mattino.

È essenzialmente un malanno che si risolve nel giro di poco tempo, compare improvvisante, senza dare alcun segnale preventivo ma nell’arco della sua manifestazione è caratterizzato da una cognizione parecchio acuta.

In alcuni casi però, la continua esposizione allo stress e la difficoltà di recuperare una precedente situazione di parziale serenità può determinare delle complicazioni a cui può conseguire una riduzione della capacità lavorativa e pertanto l’insorgere di una vera e propria invalidità.

L’esaurimento nervoso o sindrome da burnout o ancora nevrastenia, si può manifestare in tanti modi: senso di affaticamento, ansia ed angoscia, facile irritabilità, umore instabile, disturbi psicosomatici come tachicardia, gastrite, mal di testa, sfoghi cutanei.

Il lavoratore che convive con un esaurimento nervoso ha spesso attacchi di panico, si sente soffocare e fa di tutto per sottrassi ai suoi impegni e delegare ai suoi colleghi le proprie mansioni.

Esaurimento nervoso: si può ottenere la pensione d’invalidità?

L’esaurimento nervoso può comportare il riconoscimento della pensione d’invalidità qualora sia accertata con una determinata percentuale, che deve essere superiore a quella minima fissata dalla legge.

Altri fattori che possono consentire di accedere alla pensione di invalidità sono:

  • Riconoscimento di una malattia professionale;
  • Versamento dei contributi;
  • Reddito personale percepito.

L’esaurimento nervoso di per sé non comporta il riconoscimento di una invalidità ma il suo prolungarsi può comportare il sorgere di alcune patologie psichiche che comportano una riduzione della capacità lavorativa

Le patologie psichiche riconosciute come invalidanti e le percentuali d’invalidità civile ricollegate sono:

  • nevrosi fobica ossessiva e/o ipocondriaca di media entità: invalidità dal 21 al 30%;
  • nevrosi fobica ossessiva lieve: 15%;
  • nevrosi fobica ossessiva grave: dal 41 al 50%;
  • psicosi ossessiva: dal 71 all’80%;
  • nevrosi isterica lieve: 15%;
  • nevrosi isterica grave: dal 41 al 50%;
  • sindrome delirante cronica grave con necessità terapia continua: 100%;
  • sindrome schizofrenica cronica con riduzione della sfera istintivo-affettiva e diminuzione della attività pragmatica: dal 31 al 40%;
  • sindrome schizofrenica cronica grave con autismo delirio o profonda disorganizzazione della vita sociale: 100%;
  • sindrome schizofrenica conica con disturbi del comportamento e delle relazioni sociali e limitata conservazione delle capacità intellettuali: dal 71 all’80%;
  • sindrome delirante cronica: dal 71 all’80%;
  • disturbi ciclotimici con crisi subentranti o forme croniche gravi con necessità di terapia continua: 100%;
  • disturbi ciclotimici che consentono una limitata attività professionale e sociale: 36%;
  • disturbi ciclotimici con ripercussioni sulla vita sociale: dal 51 al 60%;
  • sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%;
  • sindrome depressiva endoreattiva media: 25%;
  • sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31 al 40%;
  • nevrosi ansiosa: 15%;
  • sindrome depressiva endogena lieve: 30%;
  • sindrome depressiva endogena media: dal 41 al 50%;
  • sindrome depressiva endogena grave: dal 71 all’80%.

Dal canto suo l’INPS ha determinato le percentuali d’invalidità ricollegate alle molteplici patologie depressive, che comportano il riconoscimento di una pensione di invalidità, al superamento di una predeterminata sogli percentuale:

  1. sindrome depressiva endoreattiva lieve: 10%;
  2. sindrome depressiva endoreattiva media: 25%;
  3. sindrome depressiva endoreattiva grave: dal 31% al 40%;
  4. sindrome depressiva endogena lieve: 30%;
  5. sindrome depressiva endogena media: dal 41% al 50%;
  6. sindrome depressiva endogena grave: dal 71% all’80%;
  7. nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media entità: dal 21% al 30%;
  8. nevrosi fobico ossessiva lieve: 15%;
  9. nevrosi fobico ossessiva grave: dal 41% al 50%;
  10. nevrosi ansiosa: 15%;
  11. psicosi ossessiva: dal 71% all’80%.

Esaurimento nervoso: possibilità di riconoscere la 104

Nel caso in cui l’esaurimento nervoso incida sulla difficoltà di relazionarsi, di integrarsi in un contesto lavorativo e accentui difficoltà di apprendimento, il soggetto che ne soffre può ulteriormente richiedere anche il riconoscimento dello stato di handicap.

In questo caso, accede ai benefici concessi dalla Legge 104 tra cui:

  • rifiuto al trasferimento;
  • permessi retribuiti;
  • agevolazioni fiscali.

Esaurimento nervoso: a quale pensione si ha diritto

Il riconoscimento della pensione per esaurimento nervoso è legato al riconoscimento dell’invalidità entro le percentuali minime fissate dalla Legge.

Tuttavia è necessario fare una distinzione:

  • nel caso in cui il soggetto interessato abbia un mino di contributi versati, allora ha diritto alla pensione “vera e propria”, quindi ad una prestazione di natura previdenziale;
  • nel caso in cui, invece, si trovi in una situazione di bisogno economico, ha diritto allora ad una prestazione di natura assistenziale, subordinata sempre ad una determinata percentuale di invalidità.

Nel dettaglio, le pensioni previste sono:

  1. assegno ordinario d’invalidità, se al soggetto c’è il riconoscimento di un’invalidità lavorativa almeno superiore ai due terzi, e di 5 anni di contributi, dei quali 3 versati nell’ultimo quinquennio; è cumulabile limitatamente con eventuali redditi di lavoro;
  2. assegno d’invalidità civile, in assenza dei requisiti contributivi, ma in presenza di un reddito personale non superiore a 4.906,72 e di un’invalidità civile riconosciuta dal 74% al 99%; l’assegno ammonta a 285,66 euro al mese;
  3. pensione d’inabilità civile, nel caso in cui l’invalidità è del 100%, in presenza di un reddito personale inferiore a 16 814,34 annui; ammonta a 285,66 euro al mese;
  4. per chi possiede i requisiti prescritti, può poi spettare, in aggiunta a queste prestazioni, la pensione di cittadinanza o reddito di cittadinanza;
  5. Ape sociale, se l’interessato ha un’invalidità civile riconosciuta dal 74% in su, e matura entro il 2019 30 anni di contributi e 63 anni di età;
  6. con lo stesso requisito d’invalidità civile, almeno 41 anni di contributi e 12 mesi di effettiva contribuzione da lavoro accreditata prima del compimento dei 19 anni, può ottenere la pensione anticipata precoci;
  7. l’interessato può chiedere la pensione di vecchiaia anticipata(sono esclusi i dipendenti pubblici e i lavoratori autonomi) con un minimo di 61 anni di età (56 anni se donna) e 20 anni di contributi, e un’invalidità pensionabile almeno pari all’80%.

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