Quali sono i collaboratori interni di impresa?

Collaboratori interni di impresa
Condividi

Il dato normativo contempla tre tipologie di collaboratori interni di impresa, distinguendole a seconda del posto occupato nell’ ambito dell’apparato organizzativo e dei poteri attribuiti ad ognuna di esse per l’esecuzione delle mansioni affidate. La normativa, muovendo dal presupposto che l’imprenditore che si avvale di collaboratori non fa altro che articolare il processo decisionale dell’impresa, fa sì che ciascuno di essi sia un vero e proprio centro decisionale, attribuendo ad ogni collaboratore poteri di gestione esterna (di rappresentanza) congrui rispetto ai poteri di gestione interna (cioè, decisori) che ad esso fanno capo tipicamente e,lo legittima al compimento di tutti gli atti necessari per dare attuazione alle decisioni assunte nell’ esercizio delle sue funzioni.

Distinguiamo tre collaboratori interni di impresa:

Institore

L’institore è uno dei collaboratori interni di impresa preposto all’ esercizio dell’impresa (art.2203, co. 1) o ad una parte di essa, che può essere rappresentata da una sede secondaria o da un ramo particolare (art.2203, co. 2). Può esservi un unico institore preposto all’ intera iniziativa o ad una sua articolazione organizzativa o funzionale oppure possono esservi plurimi institori: uno preposto all’ impresa e uno o altri ad ogni sua articolazione organizzativa o funzionale.

Nel caso in cui vi siano più institori essi agiscono disgiuntamente (art.2203, co. 3), cioè ognuno agisce indipendentemente dall’altro dagli altri, rispetto all’ ambito operativo che è stato assegnato ognuno di essi (l’intera impresa, la sede secondaria o l’unità funzionale). Ed agiscono disgiuntamente anche nel caso in cui vi siano più institori per uno stesso ambito operativo, poiché un’eventuale azione congiunta costituirebbe una limitazione dei poteri dell’institore, che in quanto tale deve risultare da un’apposita procura (art.2203, co. 3).

Esso può compiere tutti gli atti pertinenti all’ impresa (art.2204, co.1). In altri termini , l’institore ha poteri perpetrati dal criterio della pertinenza all’impresa, cioè può decidere e fare tutto cioè che sia astrattamente congruo rispetto all’iniziativa gestita, salva poi la necessità di verificare di concreto la sussistenza della congruità, a seconda della natura degli atti posti in essere e della circostanza in cui quegli atti sono posti in essere(tale valutazione della pertinenza può essere fatta solo ex post, cioè dopo il compimento dell’atto). Ne consegue che l’institore non può spingersi al di là della gestione dell’impresa, come ad es. alienare l’azienda o cambiare l’oggetto dell’impresa gestita(art.2204, co. 1).

Ad egli possono essere sempre apportate ulteriori limitazioni ai suoi poteri  da parte dell’imprenditore attraverso il rilascio di un’apposita procura (art.2204, co. 1), ma tali ulteriori limitazioni devono essere rese opponibili nei confronti dei terzi, attraverso la pubblicità della procura nel registro delle imprese, che fa scattare una presunzione assoluta di conoscenza riguardo al suo contenuto. L’eventuale omissione della pubblicità della procura medesima non consente di rendere opponibili ai terzi i limiti in essa contenuti, salvo che non si provi che i terzi ne fossero a conoscenza(art. 2206). L’institore aggiunge ai poteri sostanziali i poteri processuali (della stessa portata dei primi), potendo stare in giudizio per l’imprenditore come attore o come convenuto(art. 2204, co.2); inoltre è tenuto, insieme all’imprenditore, all’osservanza delle disposizioni riguardanti le scritture contabili e la pubblicità commerciale (art.2205).

Esso è poi tenuto a spendere il nome dell’imprenditore, e, in caso di omissione, diventa titolare di tutti gli atti compiuti a proprio nome (atteso che i singoli atti sono imputati secondo il principio della spendita del nome: art.1705, co.1). Tuttavia, se si tratta di atti pertinenti all’ impresa, si affianca anche la responsabilità dell’imprenditore (art. 2208).

Il procuratore

Il procuratore è un’altra figura di collaboratori interni di impresa che compie atti pertinenti all’ esercizio dell’impresa, pur senza esservi preposto (art. 2209). A questa figura è dedicata solo una norma, l’art. 2209, che si limita a rinviare agli artt. 2206 e 2207 dettati per l’institore, con riguardo alla pubblicità, alla modifica e alla revoca della procura. Il procuratore è una figura di decentramento della sola attività dichiarativa, cioè dotata solo di poteri di rappresentanza e non decisionali (opinione non pienamente condivisa), che possono essere limitati dall’ imprenditore con il rilascio della procura apposita. Inoltre, egli non ha rappresentanza processuale, quindi su di lui non incombono doveri che attengono all’ impresa e non può prospettarsi la responsabilità del preponente in caso di omessa spendita nel compimento di atti di impresa.

I commessi

I commessi sono collaboratori interni di impresa che compiono gli atti che comporta ordinariamente la specie di operazioni cui sono incaricati(art. 2210, co.1).

Essi hanno poteri decisori e dichiaratori che attengono alla specie di operazioni che sono incaricati di porre in essere (tali poteri sono perlopiù del secondo tipo). E infatti il dato normativo detta specifiche disposizioni riguardanti il momento della conclusione dei contratti (artt. 2211 e 2212) e della vendita (artt. 2210, co.2 e 2213). Le prime norme impongono ai commessi di attenersi agli eventuali contratti standard utilizzati per la contrattazione d’impresa e di non derogare alle condizioni generali del contratto (art. 2211) e legittimano i commessi a chiedere eventuali provvedimenti cautelari (art. 2212, co.2). Le seconde norme accordano ai commessi il potere di concedere i soli sconti e/o le sole dilazioni di pagamento che rientrano negli usi commerciali, nonché di riscuotere il prezzo delle merci vendute (art. 2213, co.1).

Sottoscrivi la nostra newsletter per ricevere notizie e approfondimenti

Lascia un commento :

* La tua email non sarà pubblicata