Mantenimento al figlio maggiorenne, anche se non frequenta il padre

mantenimento al figlio maggiorenne anche se non ha più rapporti con il padre
Condividi

Mantenimento al figlio maggiorenne è dovuto anche se il figlio decide di non aver più alcun tipo di rapporto con il padre: questo è quanto è stato statuito dalla Suprema Corte di Cassazione

 

Mantenimento al figlio maggiorenne: la decisione della Cassazione

 

Capita spesso che a seguito di una separazione e/o di un divorzio, l’equilibrio familiare si sbricioli, compromettendo gravemente o irrimediabilmente i rapporti all’interno del nucleo familiare.

Numerosi sono i casi in cui i figli decidono di interrompere o, nei casi più gravi, chiudere definitivamente i rapporti con uno dei genitori. Una volontà, questa, che è collegata alla condizione secondo la quale a quel genitore si addebita la colpa per la fine della relazione matrimoniale e conseguentemente dell’armonia all’interno della famiglia.

 

Sul punto è intervenuta, con ordinanza n. 2735/2019, la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che “La volontà di un figlio di non avere rapporti con il padre non interferisce, in termini economici, con il fatto che il padre non vada incontro ad alcun tipo di esborso o ad alcuna cura”

Nella sostanza, gli Ermellini hanno preso una posizione netta per tutte quelle situazioni in cui un figlio decide di non voler più frequentare il padre: tale decisione non comporta, però, che il genitore è esonerato dai suoi doveri di mantenimento al figlio maggiorenne. Pertanto il genitore non sarà liberato dall’obbligo di assistenza economica verso la prole

 

I giudici della Corte hanno ritenuto che la mancata frequentazione con il padre non costituisca, di per sé, un elemento rilevante per giustificare il mancato mantenimento al figlio maggiorenne e continuare a supportare il ritenuto ingrato figlio fin quando non riuscirà a raggiungere una condizione tale da garantirgli l’indipendenza economica.

 

La stessa Corte ha avuto modo di ribadire che, nel caso di specie, a nulla rilevano le rimostranze del coniuge che lamenta anche la necessità di un contributo al mantenimento dell’altro coniuge che è potenzialmente attivo: ciò che rileva è la condizione materiale e attuale, non la potenzialità di poter lavorare.

Mantenimento: quando è dovuto ai figli maggiorenni

Il mantenimento al figlio maggiorenni è disposto fin quando non raggiunga l’indipendenza economica. È questa la nozione dottrinale e giurisprudenziale che deve guidare l’attività dei giudici. I genitori sono chiamati a sostenere economicamente i figli non solo dopo la maggiore età perché, magari, hanno deciso di intraprendere un percorso di studio universitario ma anche dopo aver raggiunto la laurea, i genitori devono ancora garantire il sostegno economico, almeno fino al momento in cui il figlio non trovi un’occupazione stabile e possa, pertanto, provvedere alle proprie necessità primarie. Deve, nella sostanza, ottenere un reddito parametrato alle proprie aspirazioni e attitudini (Cass. nn. 4765/2002; 21773/2008; 14123/2011).

 

Il dovere di mantenimento al figlio maggiorenne è sancito dall’art. 30 della Costituzione e dal Codice Civile dagli artt. 147 e ss., i quali impongono ai genitori “l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole”, tenendo conto delle inclinazioni e delle aspirazioni dei figli e secondo quelle che sono le loro capacità di lavoro professionale e casalingo, non prevedendo alcuna interruzione del dovuto mantenimento, con il raggiungimento della maggior età da parte del figlio.

In aggiunta a queste disposizioni, il legislatore ha rafforzato il dovere di mantenimento al figlio maggiorenne, con la l. n. 54/2006, con la quale ha disposto che “il giudice, valutate le circostanze di fatto, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente, il pagamento di un assegno periodico”. Tale obbligo, tuttavia. È da intendersi come sostegno temporaneo, dalla durata mutevole che va valutata caso per caso.

Il mantenimento al figlio maggiorenne, deve comprendere sia le spese ordinarie sia quelle relative all’istruzione. In aggiunta a queste due voci, si stabilisce, inoltre, che il mantenimento deve anche ricomprendere le spese necessarie per il tempo libero e per le vacanze.

Il filo condurre che regge l’intera materia è legato al concetto “garantire lo stesso tenore di vita”. Nella sostanza il figlio non dovrà subire alcun pregiudizio dalla scelta dei genitori di interrompere il loro rapporto di vita coniugale e deve mantenere lo stesso tenore goduto in costanza di matrimonio.

Conclusioni

La decisione della Corte di Cassazione parte di un giusto presupposto che andrebbe però contestualizzato ai fatti in oggetto: i rapporti con i genitori non dovrebbero limitarsi esclusivamente a meriti interessi economici. La scelta di interrompere i rapporti con il padre dovrebbe comportare coerentemente anche la scelta di rinunciare a qualsiasi richiesta di sostegno, anche se a costo di importanti sacrifici.

Lascia un commento :

* La tua email non sarà pubblicata