Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, ecco le novità.

codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza
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Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è stato approvato, in esame preliminare, nella seduta del Consiglio dei Ministri  dell’8 Novembre 2018 attraverso uno schema di decreto legislativo attuativo della Legge n.155/2017 , conosciuta anche come nuova riforma fallimentare, che dava delega al governo entro un anno di tempo di emanare la riforma della disciplina. Il codice della crisi di impresa e dell’insolvenza, come chiarito anche dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri dell’8/11/2018 si pone due finalità fondamentali quali consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese e salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa dovuto a particolari contingenze.

Lo schema di decreto legislativo prevede 390 articoli divisi in 4 sezioni:

  • codice della crisi e dell’insolvenza (artt. 1-373)
  • modifiche al codice civile (artt. 374-383)
  • garanzie in favore degli acquirenti di immobili da costruire (artt. 384-387)
  • disposizioni finali e transitorie (artt. 388-390)

Gli strumenti di allerta.

Gli articoli da 12 a 15 dello schema di decreto introducono gli strumenti di allerta che sono oneri di segnalazione posti a carico degli organi di controllo delle società ed i cosiddetti creditori pubblici qualificati. Il debitore, all’esito dell’allerta o anche prima della sua attivazione, può accedere al procedimento di composizione assistita della crisi, che si svolge in modo riservato e confidenziale dinanzi all’OCRI (organismo di composizione della crisi d’impresa)
La normativa, pertanto,  definisce degli indicatori della crisi quali gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal
debitore. Viene affidato al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, il compito di definire, con cadenza almeno triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni ISTAT, gli indici che  fanno presumere la sussistenza di uno stato di crisi
dell’impresa.

Le misure premiali.

Il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede anche delle misure premiali quando  il debitore pone tempestivamente in essere qui comportamenti atti ad evitare un peggioramento della crisi. L’iniziativa del debitore volta a prevenire l’aggravarsi della crisi non è tempestiva se egli propone una domanda di accesso ad una delle procedure regolate dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, oltre il termine di sei mesi, ovvero l’istanza di composizione della crisi  oltre il temine di tre mesi, a decorrere da quando si verifica una delle seguenti situazioni:

  1. l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno sessanta giorni per un ammontare pari ad oltre la metà dell’ammontare complessivo mensile delle retribuzioni;
  2.  l’esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno centoventi giorni per un ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti;
  3.  il superamento, nell’ultimo bilancio approvato, o comunque per oltre tre mesi, degli indicatori della crisi redatti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

Il debitore che pone in essere uno dei succitati comportamenti , ha diritto ai seguenti benefici,
cumulabili tra loro:

  • durante la procedura di composizione assistita della crisi e sino alla sua conclusione gli interessi che maturano sui debiti fiscali dell’impresa sono ridotti alla misura legale;
  •  le sanzioni tributarie per le quali è prevista l’applicazione in misura ridotta in caso di pagamento entro un determinato termine dalla comunicazione dell’ufficio che le irroga sono ridotte alla misura minima se il termine per il pagamento scade dopo la presentazione dell’istanza di composizione della crisi o della domanda di accesso ad una procedura di regolazione della crisi o dell’insolvenza;
  •  le sanzioni e gli interessi sui debiti tributari oggetto della procedura di composizione assistita della crisi sono ridotti della metà nella eventuale procedura di regolazione della crisi o dell’insolvenza successivamente aperta;
  • la proroga del termine fissato dal giudice ai sensi dell’articolo 44 per il deposito della proposta di concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti è pari al doppio di quella che ordinariamente il giudice può concedere, se l’organismo di composizione della crisi non ha dato notizia di insolvenza al pubblico ministero.
  •  la proposta di concordato preventivo in continuità aziendale concorrente con quella da lui presentata non è ammissibile se il professionista incaricato attesta che la proposta del debitore assicura il soddisfacimento dei creditori chirografari in misura non inferiore al 20% dell’ammontare complessivo dei crediti.

Gli strumenti di regolazione della crisi previsti dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede una serie di misure volte a favorire i cosiddetti strumenti della regolazione della crisi ovvero accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento ed accordi di ristrutturazione dei debiti dell’imprenditore.

L’art, 56 dello schema di decreto, dunque, dispone che l’imprenditore, anche non commerciale, possa predisporre un piano, rivolto ai creditori, che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria.  Il piano deve necessariamente indicare  la situazione economico-patrimoniale e finanziaria dell’impresa, le principali cause della crisi; le strategie d’intervento, i creditori e l’ammontare dei crediti dei quali si propone la rinegoziazione.

Relativamente agli accordi di ristrutturazione dei debiti, questi possono essere conclusi dall’imprenditore, con i creditori che rappresentino almeno il sessanta per cento dei crediti. Tali accordi devono contenere l’indicazione degli elementi del piano economico-finanziario che ne consentono l’esecuzione . Gli accordi devono essere idonei ad assicurare il pagamento dei creditori estranei nei termini di  centoventi giorni dall’omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data, e entro centoventi giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data
dell’omologazione.  Un professionista indipendente deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità
economica e giuridica del piano. L’attestazione deve specificare l’idoneità dell’accordo e del piano
ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei.

Le novità del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza per le procedure concorsuali.

Molte novità previste dallo schema di decreto legislativo, riguardano le procedure concorsuali che saranno semplificate in un’ottica di riduzione dei tempi e dei costi. Una prima importante novità riguarderà il termine “fallimento” sostituito dall’espressione “liquidazione giudiziale” con l’intento di evitare problematiche di discredito sociale legale alla parola “fallito”. La normativa, inoltre, da priorità, nella trattazione delle proposte, a quelle che comportano il superamento della crisi e garantiscono la continuità aziendale.

Il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede che la disciplina in materia di liquidazione giudiziale, la quale sostituisce la disciplina del fallimento, metta al centro della procedura la figura del curatore che avrà maggiori poteri nella gestione della procedura e potrà promuovere o proseguire specifiche azioni giudiziali. Un’altra novità che riguarda i curatori e tutti gli altri soggetti incaricati dal tribunale al ruolo di gestori delle procedure, consiste nell’introduzione di un albo unico nazionale di tali soggetti, in possesso di requisiti di professionalità ed onorabilità. Tale albo verrà istituito presso il Ministero della Giustizia e lo stesso Ministero, con apposito decreto stabilirà, le modalità di iscrizione, sospensione e cancellazione da tale albo, oltre che indicare le modalità di assegnazione degli incarichi nel rispetto di requisiti di trasparenza e turnazione.

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha introdotto importanti novità anche per quanto riguarda il concordato preventivo, ripensato con l’obiettivo di consentire di superare la crisi d’impresa e garantire i livelli occupazionali.  In modo particolare il terzo comma dell’art. 84 dello schema di decreto precisa che nel concordato in continuità aziendale i creditori vengono soddisfatti in misura prevalente dal ricavato prodotto dalla continuità aziendale diretta o indiretta, ivi compresa la cessione del magazzino. La prevalenza si considera sussistente quando i ricavi attesi dalla continuità per i primi due anni di attuazione del piano derivano da un’attività d’impresa alla quale sono addetti almeno la metà dei lavoratori in forza al momento del deposito del ricorso. A ciascun creditore deve essere assicurata un’utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile. Tale utilità può anche essere rappresentata dalla prosecuzione o rinnovazione di rapporti contrattuali con il debitore o con il suo avente causa.

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza  prevede anche una significativa riforma della disciplina della composizione delle crisi da sovraindebitamento, oggi disciplinata dalla L. 3/2012 conosciuta anche come legge anti-suicidi. Tale riforma, secondo quanto riportato nella relazione accompagnatoria allo schema di decreto legislativo, è stata resa necessaria dall’esigenza di armonizzare con le modifiche apportate alle procedure di regolamentazione dell’insolvenza e della crisi di impresa, nell’ottica, di una rivisitazione sistematica della complessiva disciplina, attualmente frammentaria e disorganica, che regola il fenomeno dell’insolvenza. La disciplina è stata pertanto semplificata, soprattutto in considerazione del fatto che l’istituto in Italia, a differenza di molti Paesi esteri,  è stato poco applicato e, pertanto, non è stato raggiunto l’obiettivo della ripresa economica, attraverso l’esdebitazione dei soggetti destinatari.  Il legislatore ha voluto dare una maggiore importanza proprio all’istituto dell’esdebitazione in modo da consentire ai soggetti in stato di  insolvenza di liberarsi da pesi insostenibili che precludono qualsiasi opportunità lavorativa.  Nell’ottica della semplificazione, dunque, la disciplina ha reso meno rigidi i requisiti soggettivi per l’accesso alla procedura di sovraindebitamento, considerata l’eterogeneità dei soggetti destinatari e la difficoltà ad individuare rigorosi criteri di meritevolezza. Infine, la disciplina ha previsto una responsabilizzazione anche del soggetto creditore  attraverso la predisposizione di sanzioni principalmente di tipo processuale, limitando, in particolare, le sue facoltà di opposizione. Tali sanzioni sono state rese necessarie, considerato che in taluni casi la situazione di sovraindebitamento del consumatore è determinata anche da violazioni dello stesso creditore.

Le nuove regole per gli organi di controllo

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede sostanziali novità anche in materia di organi di controllo. In particolare la disciplina detta disposizioni in materia di obbligo di nomina dell’organo di controllo nelle Srl e prevede un ampliamento delle responsabilità di sindaci e revisori.

La relazione illustrativa allo schema evidenzia la capacità della riforma di conferire un ruolo chiave all’organo di controllo nel raggiungimento dell’obiettivo di favorire l’emersione della crisi  e della gestione tempestiva della stessa.  Una importante modifica in materia di obblighi per gli organi di controllo riguarda l’obbligo di verificare che l’organo amministrativo valuti che l’assetto organizzativo dell’impresa sia adeguato, che sussista l’equilibrio economico finanziario e quale è il prevedibile andamento della gestione, oltre che  segnalare immediatamente allo stesso organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi. Viene sancito, inoltre, che la segnalazione deve essere motivata, fatta per iscritto, a mezzo posta elettronica certificata o comunque con mezzi che assicurino la prova dell’avvenuta ricezione, e deve contenere la fissazione di un congruo termine, non superiore a trenta giorni, entro il quale l’organo amministrativo deve riferire sulle soluzioni individuate e sulle iniziative intraprese.

Un’altra importante disposizione è dettata invece dal secondo comma dell’art.374 della citata disciplina che va a modificare l’art. 2086 del codice civile, aggiungendo al primo il seguente nuovo comma:  “L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto  organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche  in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità  aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti  previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”. Tale comma è, per espressa disposizione dell’art. 376, esteso a tutti di tipi di società.

L’entrata in vigore del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

A norma dell’art. 388 del testo in esame, il decreto entra in vigore decorsi diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. E’ fatta eccezione per alcuni articoli in materia di certificazione dei debiti tributari, obbligo di nomina dell’organo di controllo, spese di giustizia e responsabilità degli amministratori i quali invece entreranno in vigore il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto.

Conclusioni.

Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza rappresenta, dunque, un cambiamento fondamentale sia per quanto riguarda il diritto fallimentare sia per la gestione della crisi d’impresa. E’ evidente, dunque, la duplice volontà del legislatore di tutelare maggiormente le imprese, attivando tutti gli strumenti disponibili che evitino il sorgere di una  procedura concorsuale, e di strutturare le stesse procedure dimodochè siano più semplici per i soggetti coinvolti e meno costose.

 

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