Foto dei figli sui social: è vietato pubblicarle

foto dei figli sui social: è vietato pubblicarle
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Foto dei figli sui social: non è più consentito pubblicarle. Inoltre il coniuge non potrà accedere all’account del partner anche se ha la password. Analizziamo nel dettaglio le novità introdotte

Foto dei figli sui social: perché è vietato

Foto dei figli sui social, interviene il consiglio dell’ordine degli avvocati di Mantova, che ha diffuso, attraverso una nota, un nuovo modello dedito alle conclusioni congiunte che gli avvocati sono tenuti a redigere negli affari di diritto di famiglia. Nel dettaglio viene stabilito statuito “il divieto di pubblicare le foto dei figli sui social, provvedendosi alla immediata rimozione di quelle esistenti”.

Nella sostanza, all’atto della redazione degli accordi matrimoniali e/o di separazione e divorzio, ma anche per l’affidamento e per l’adozione, i coniugi regolano anche la gestione “social” dei figli, accordandosi anche sulla scelta del “se esporre” i figli alla mercè del web, e di Facebook, in particolare. Numerosi sono stati i casi di offese nei confronti dei piccoli, come nei casi più noti dei figli di Belen Rodriguez o Chiara Ferragni e Fedez, vittima dell’odio degli haters.

Pertanto sarà necessario il consenso di entrambi i genitori sulla scelta del postare foto dei figli sui social, anche alla luce dei casi di pedofilia, che negli ultimi anni si sono moltiplicati. A tal proposito, un ruolo determinante nello scoraggiare la pubblicazione delle foto dei figli sui social, è svolto dalla Polizia Postale, che attraverso la campagna “pensa prima di postare” ha sensibilizzato e informato gli utenti ignari dei pericoli del web e dei rischi che corrono loro e i loro figli nel rendere pubblica la loro quotidianità.

La scelta degli avvocati di Mantova farà da apripista ad una riforma necessaria della materia: manca una regolazione che sia applicabile a tutti, in un’epoca dove le mamme ne combinano di tutti i colori. Per tale motivo diventa necessaria un’azione che sia concreta, fattuale e procedurale per dare maggiori tutele ai minori.

La necessità di regolare le foto dei figli sui social è dovuto alla moltiplicazione dei casi di pedofilia. Oltre a violare la privacy e la riservatezza del minore, postare le foto dei figli sui social li espone all’azione pedopornografica: i pedofili possono facilmente impossessarsi delle foto, senza che i genitori possono impedirlo o quanto meno essere avvisati, perché è possibile salvare le foto senza che arrivi la notifica sul profilo personale.

Per ora la regolarizzazione riguarderà solo gli accordi di separazione e di divorzio, oltre che ad affidi e adozione ma l’auspicio è che anche genitori sposati possono regolarsi ed evitare di postare le foto dei figli sui social

È reato entrare nel profilo Facebook del partner: la decisione della Cassazione

 

La Suprema Corte di Cassazione ha sentenziato che è reato entrare nel contatto Facebook del partner: in questo modo si configura il reato di accesso abusivo a sistema informatico e anche l’ulteriore reato di sostituzione di persona. Questo anche quando gli era stata comunicata in precedenza la password.

 

La sentenza è della Corte di Cassazione, sez, penale, che si è pronunciata in tal senso in due sentenza nn.2905 e 2942 del 2019

 

Gli Ermellini hanno sposato la tesi, statuita dalla Cass., sent. n. 52572/17, secondo la quale il fatto che il ricorrente fosse a conoscenza della password del partner, anche qualora gliela avesse comunicata lui spontaneamente e liberamente, non esclude, di certo, che gli accessi effettuati a sua insaputa non abbiano carattere abusivo.

 

Di fatto, con tali accessi, si è prevaricato sulla volontà del titolare dell’account e si è violato la sua privacy, impedendogli anche di accedere al proprio contatto, estromettendolo.

Conclusioni

La necessità di regolare la materia dei social rappresenta un bisogno impellente, a cui non è più possibile derogare. Gli interventi del Garante della privacy o dell’ordine degli Avvocati, non sono una soluzione definitiva ma una semplice rimedio estemporaneo. È necessario che il legislatore intervenga per una formulazione di una normativa stringente, che impedisca gli abusi e la diffusione dell’odio.

La necessità di tutelare i minori è un bisogno primario che va soddisfatto nel più breve termine possibile. E questo non solo per i più piccoli ma anche per gli adolescenti, affinché non vi siano più altri episodi di cyber  – bullismo.

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