IPTV: cos’è e cosa rischia chi usa il “pezzotto”?

IPTV
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IPTV, comunemente conosciuto come il “pezzotto”, è una tecnologia in grado di trasmettere ogni tipo di contenuto televisivo su molteplici dispositivi, avvalendosi di una rete Internet. Oggi, chi ne fa un uso illecito, rischia una condanna consistente.

IPTV: come funziona

IPTV consiste in una piattaforma che consente a chi ne fruisca di visualizzare vari tipi di contenuti televisivi.

A tal fine, è necessario munirsi di apposito decoder idoneo a ricevere il flusso di dati in streaming, una connessione internet particolarmente veloce e dispositivi su cui trasmettere i canali come Smart TV, tablet, pc o anche smartphone.

Tale modalità di trasmissione lecita è stata, soprattutto nell’ultimo periodo, oggetto di pratiche fraudolente che comportano pene piuttosto severe in capo a chi non solo predispone l’IPTV ma anche per chi ne faccia utilizzo.

Per poter beneficiare dell’IPTV, occorrerà anche munirsi di un software, scaricabile negli appstore online, capace di decifrare i file con estensione m3u, fondamentale per la trasmissione dei canali nei vari dispositivi.

IPTV legale e IPTV pirata

L’IPTV può essere utilizzato legalmente qualora esso sia usufruito per la visualizzazione di canali nazionali o esteri che facciamo uso di protocolli di rete che permettono la diffusione online dei contenuti stessi.

In molti di questi casi, l’IPTV risulta essere anche gratuito in quanto esso dà la possibilità di visualizzare contenuti già diffusi in streaming da parte di servizi non a pagamento.

Si parla di IPTV pirata, quando si fa un uso illegale di tale tecnologia, al fine esclusivo di poter visualizzare contenuti offerti da servizi che prevedono il pagamento di un certo canone.

In tale circostanza, ci si avvale di server privati mentre gli utenti saranno in possesso di uno specifico decoder e di chiavi di accesso, fondamentali per la decrittazione del segnale dati.

L’IPTV pirata fornisce quindi la possibilità di accedere a contenuti apparenti alle più importanti pay-Tv come Sky, Netflix o Dazn, mediante il pagamento di prezzi estremamente bassi.

Rischi e pene per l’utilizzo dell’IPTV pirata

La Guardia di Finanza sta agendo mediante molteplici operazioni che prevedono la perquisizione locale ed informatica e il sequestro di decoder e di tutta la strumentazione adoperata per limitare la diffusione dell’IPTV illegale.

Chi predispone l’IPTV pirata corre il rischio di essere accusato di violazione del diritto di autore e di incombere nel reato di frode informatica, con il rischio di una riportare una condanna penale fino a 12 anni di reclusione.

D’altra parte a chi invece ne beneficia, potrà essergli corrisposta una sanzione penale di valore compreso tra i 2.500 e 26.500 euro, con possibilità di reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Le multe più salate sono applicabili a chi ne faccia uso nello svolgimento di attività che prevedono servizi pubblici e che quindi si rivolgano alla collettività, come bar o ristoranti.

Inoltre l’utente finale che abbia fatto uso dell’IPTV per risparmiare sul canone mensile delle piattaforme a pagamento, dovrà risarcire i danni che sono stati cagionati della pay-Tv violata.

Per poter essere sottoposti a tali pene, è necessario anche solo essere in possesso delle chiavi di accesso dell’IPTV illegale o dell’indirizzo IP che consente la trasmissione pirata.

È bene ricordare che i dati dell’IPTV sono di semplice rintracciabilità, specialmente da parte delle forze dell’ordine, le quali sono in grado di ottenere gli IP degli utenti facenti uso del sistema illegale, potendo poi agire nei confronti degli stessi.

Rintracciare i colpevoli e gli utenti non sono operazioni semplici ma le forze dell’ordine si stanno adoperando per poter limitare e far cessare un fenomeno che negli ultimi anni ha generato un giro d’affari spaventosi. Come dichiarato da un pentito dell’IPTV alla trasmissione “Le Iene”, chi montava il pezzotto arrivava a guadagnare fino a 40.000 euro al mese, una cifra fuori controllo.

Le chiavi di accesso sono fornite ai clienti tramite Whatsapp sfruttando la crittografia delle chat che garantiscono una certa riservatezza. Negli ultimi tempi, invece, sta prendendo sempre più piede il ricorso ai gruppi Telegram, altra app di messaggistica, che prevede la possibilità di eliminare il messaggio una volta letto, avendo maggiori garanzie di sicurezza.

Per quanto riguarda il pagamento, il sistema tradizionale prevedeva una ricarica sulla postepay di chi offre il servizio, con canone fisso di 10 euro, che comprendeva tutta l’offerta SKY, compreso i servizi a pagamento Primafila e Hot club, l’offerta di DAZN, NETFLIX e Mediaset Premium.

Negli ultimi tempi, data la semplice tracciabilità delle ricariche postepay, si sta facendo ricorso o a ricariche Paypal, molto più difficili da rintracciare o ricorrendo al pagamento in contante.

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