La trasformazione di società: analisi dei casi e della disciplina

trasformazione di società
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Che cos’è la trasformazione di società?

Nel sistema originario del codice civile del 1942 la trasformazione di società era definita come la modifica dell’atto costitutivo avente come oggetto il cambiamento del tipo di società. La caratteristica di questo radicale mutamento era ed è il suo realizzarsi a prescindere dall’ estinzione della società e dalla successiva costituzione del nuovo tipo; quindi la medesima società che assume la nuova veste giuridica conserva i diritti e gli obblighi anteriori la trasformazione. Questa possibilità di poter realizzare una continuità dell’attività d’impresa comporta indubbiamente vantaggi economici e finanziari, evitando la dispersione di risorse economiche legate al processo di liquidazione.

Disciplina giuridica

L’attuale disciplina affianca, a quanto suddetto, nuove fattispecie di trasformazione di società definite eterogenee le quali comportano una modifica ancora più radicale che consiste nel mutamento della forma giuridica dell’impresa che per es. passa da associazione a società di capitali. In tale contesto, purtroppo, non è possibile formulare una nozione di trasformazione data la diversità delle varie fattispecie, ma si è voluta, comunque, qualificare giuridicamente la trasformazione in virtù di continuità dei rapporti giuridici che essa assicura: “con la trasformazione l’ente trasformato conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti anche processuali dell’ente che ha effettuato la trasformazione”. Una volta individuato il concetto di trasformazione e il principio fondamentale della continuità dei rapporti giuridici possiamo analizzare la disciplina che regola il processo di trasformazione. In essa sono presenti regole generali e disposizioni più specifiche per ogni tipo di trasformazione posta in essere. Regola generale a qualsiasi trasformazione in una s.r.l. s.p.a. e s.a.p.a. prevede che la trasformazione risulti da atto pubblico, contenente le indicazioni richieste dalla legge per l’atto costitutivo. Altra regola comune, poi, è l’invalidità della trasformazione di società. Per assicurare una stabilità dei rapporti giuridici si prevede che l’invalidità dell’atto di trasformazione non può essere pronunciata una volta eseguita l’iscrizione nel registro delle imprese.

Le trasformazioni omogenee

Si parla di trasformazioni omogenee sia per definire il passaggio da società di capitali ad altri enti quali consorzi, associazioni, fondazione sia viceversa. Noi possiamo,dunque, definire la trasformazione di società omogenea come cambiamento del tipo di società che non implica anche una modifica del c.d. scopo-fine. In particolare la trasformazione di società di persona in altra società personale deve essere decisa all’ unanimità. Nel caso della trasformazione della s.p.a. in altre società di capitali, invece, essa deve essere deliberata dall’ assemblea straordinaria con conseguente verbalizzazione notarile e relativo deposito per l’iscrizione nel registro delle imprese. Per la trasformazione delle s.r.l. in altre società di capitali spetta all’ assemblea dei soci provvedere ad essa ed il verbale è sempre redatto da un notaio.

Le trasformazioni c.d. progressive

La disciplina della trasformazione di società di persona in società di capitali riguarda essenzialmente 4 specifici profili dell’operazione: a) decisione di trasformazione; b) la formazione del capitale della società risultante dalla trasformazione; c) assegnazione di azioni e quote ai soci della società risultante dalla trasformazione; d) la responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali sorte prima dell’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto di trasformazione.

  1. Partendo dalla decisione di trasformazione di società va precisato che l’obiettivo dell’attuale disciplina di voler favorire, nell’ organizzazione dell’attività produttiva, l’adozione di modelli societari capitalistici è stato perseguito con l’introduzione di una deroga alla regola del consenso unanime dei soci, per le modifiche del contratto sociale. In particolare la decisione di trasformazione della società di persona in società di capitali è presa con il consenso della maggioranza dei soci.
  2. La formazione del capitale sociale, della società risultante dalla trasformazione, è una conseguenza necessaria del processo di trasformazione della società di persona in società di capitali. Esso, in primis,deve essere formulato sulla base dei valori attuali dell’attivo e del passivo e,poi, deve essere fissato in una cifra non eccedente il patrimonio netto risultante dalla relazione e deve essere designato dal tribunale se la trasformazione è in s.p.a. , oppure scelto dai soci laddove la trasformazione è in s.r.l. . Nel caso in cui il patrimonio della società dovesse risultare inferiore al minimo legale necessario per la costituzione della società, è necessario che i soci effettuino nuovi conferimenti applicando la disciplina relativa ai conferimenti in base al tipo societario prescelto (s.p.a. o s.r.l.).
  3. Delicato è il profilo riguardante la tutela dei soci. Al riguardo è sancito il diritto di ciascun socio all ’assegnazione di un numero di azioni o di una quota proporzionale alla partecipazione sociale detenuta dalla società.
  4. Per quanto concerne la responsabilità dei soci, l’esigenza di tutela dei creditori sociali anteriori alla trasformazione, impone che la trasformazione in società di capitali non liberi i soci a responsabilità illimitata dalle responsabilità per le obbligazioni sociali sorte prima dell’iscrizione dell’atto di trasformazione nel registro delle imprese, se non risulta che i creditori sociali abbiano dato il loro consenso alla trasformazione.

La trasformazione c.d. regressiva

La trasformazione di società di capitali in società di persone è sottoposta a regole particolarmente gravose. La deliberazione di trasformazione, in questo caso, deve essere adottata con le maggioranze previste per le modifiche statutarie, ma è, comunque, in ogni caso, richiesto il consenso dei soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata. Questi ultimi,dunque, necessitano ora di una maggiore tutela che non si limiti al diritto di recesso in quanto, in seguito al cambiamento del tipo sociale, rispondono illimitatamente anche delle obbligazioni sorte prima dell’iscrizione dell’atto di trasformazione nel registro delle imprese. Nella trasformazione di società  regressiva, inoltre, è previsto addirittura, per la tutela dei soci, un obbligo per gli amministratori di indicare le motivazioni e gli effetti della trasformazione. Ciascun socio,poi, ha il diritto nella società risultante dalla trasformazione di una partecipazione proporzionale al valore della sua quota o azioni.

La trasformazione della società cooperativa

I numerosi vantaggi legati alla trasformazione delle società hanno portato l’estensione e l’applicazione di tale modello anche alle cooperative. Per evitare, però, che i cooperatori, dopo aver goduto dei privilegi, potessero riappropriarsi delle risorse accumulate sottraendole al movimento cooperativo è vietata solo la trasformazione delle altre società cooperative a mutualità prevalente in società lucrative. Oggi, tuttavia, è sancita la liceità sia delle trasformazioni delle cooperative in società lucrative o consorzi, sia la trasformazione eterogenea di società di capitali in cooperative. Le società cooperative a mutualità non prevalente possono trasformarsi in qualsiasi società lucrativa (di persona o capitali); tutto ciò, però, è molto oneroso in quanto la società deve devolvere il valore effettivo del suo patrimonio ai fondi mutualistici. In definitiva i soci possono perseguire lo scopo lucrativo, ma non possono sottrarre le risorse accumulate dalla società al movimento cooperativo.

Le trasformazioni eterogenee

Per trasformazioni eterogenee deve intendersi un mutamento dell’assetto organizzativo dell’impresa nella persecuzione dei diritti,obblighi e rapporti giuridici dell’entità che ha effettuato l’operazione. L’attuale disciplina, precisamente, consente la continuità dell’attività dell’impresa nel passaggio sia da società di capitali a società con scopo-fine diverso, o ad enti collettivi non societari, o a comunioni d’azienda sia il contrario. La trasformazione eterogenea non può considerarsi una vicenda costitutivo-traslativa, in quanto non implica trasferimento di beni e consente di modificare l’assetto organizzativo delle imprese a prescindere dai numerosi adempimenti che la circolazione dei beni implica. Tale trasformazione è una modifica ben più radicale del semplice cambiamento dello scopo-fine dell’ente. Per quanto riguarda il procedimento il legislatore prevede una serie di presidi volti a tutelare i soci e i creditori dell’ente che si trasforma. In particolare nella trasformazione di società in altri enti la tutela dei soci si sostanzia nella previsione di un quorum rafforzato dei due terzi degli aventi diritto al voto. Nella trasformazioni in società di capitali la procedura è più agevole, infatti, nei consorzi o nelle società di persona, la deliberazione di trasformazione può essere assunta a maggioranza venendo, così, meno alla regola che richiede l’unanimità per le modifiche del contratto di consorzio. La tutela dei creditori è affidata al diritto di opposizione, infatti, la trasformazione eterogenea non ha effetto con l’iscrizione dell’atto nel registro delle imprese, ma solo dopo 60 giorni da tale adempimento pubblicitario. Entro tale termine, i creditori possono fare opposizione al tribunale, il quale, qualora ritenga infondata il pericolo di pregiudizio per i creditori, può disporre che l’operazione abbia luogo nonostante l’opposizione.

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