Le responsabilità degli amministratori nelle società di capitali

le responsabilità degli amministratore
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Le azioni di responsabilità degli amministratori nelle S.r.l. e S.p.a.

Nel sistema tradizionale di amministrazione e controllo, la gestione dell’impresa societaria è affidata all’organo amministrativo, come ad esempio amministratore unico (unipersonale) oppure consiglio di amministrazione (pluripersonale). Ma quali sono le responsabilità degli amministratori? Quali sono le azioni di responsabilità?

Le competenze degli amministratori

Gli amministratori hanno competenza esclusiva sull’ attività di gestione. La competenza esclusiva dell’organo amministrativo in materia gestoria è regola inderogabile sia per l’organizzazione interna della società, sia come divieto dell’attribuzione a un soggetto esterno alla società del potere amministrativo. L’assemblea non ha invece poteri decisionali in materia gestoria; e lo statuto può solo attribuirle un potere autorizzatorio su singoli atti di competenza degli amministratori. Questa regola di divisione dei poteri all’ interno dell’organizzazione societaria è dettata in modo imperativo. L’ordinamento intende cosi dare certezza ed efficienza al governo dell’impresa societaria, rafforzando il ruolo del potere esecutivo interno.

La responsabilità degli amministratori verso la società

Le responsabilità degli amministratori verso la società sono responsabilità contrattuale; infatti secondo l’art. 2392 gli amministratori devono adempiere i dovere ad essi imposti dalla legge e dallo statuto, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze. Il danno risarcibile si ravvisa in tutti i casi in cui la cattiva gestione porti ad un deterioramento dello stato patrimoniale o del conto economico della società: in particolare gli amministratori saranno dunque responsabili non solo del danno emergente ma anche per il mancato guadagno. In proposito, dalla disciplina emerge una distinzione fra l’obbligo generale di diligenza, in cui il comportamento dovuto non è tipizzato dalla legge, ma da determinarsi alla stregua dei criteri di negligenza, imprudenza ed imperizia, e gli obblighi specifici di diligenza, in cui il comportamento dovuto è tipizzato dalla legge, e quindi la colpa dell’amministratore si integra per il solo fatto di non aver adempiuto al comportamento imposto dalla legge. La colpa dell’amministratore nella violazione dell’obbligo generale di diligenza va dunque valutata secondo i tre criteri tradizionali delle negligenza, imprudenza ed imperizia. Con particolare riguardo al profilo dell’imprudenza, l’obbligo di diligente gestione si dirà violato soltanto allorché possa imputarsi all’ amministratore di aver fatto scelte assolutamente irrazionali ed incompatibili con la logica di impresa. Ricordando la distinzione tra l’obbligo generale di diligenza e obbligo specifico di diligenza, si ha che se viene in rilievo la violazione del dovere generale di diligenza degli amministratori, la prova della colpa deve essere data dalla società attrice; se invece viene in rilievo la violazione dell’obbligo specifico di diligenza, l’onere della prova a carico della società attrice resterà facilitato: rimarrà a carico di quest’ultima soltanto la prova del fatto dell’inadempimento, ma non anche della colpevolezza.

La responsabilità degli amministratori è poi solidale, infatti gli amministratori sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedire il compimento o eliminare e attenuare le conseguenze dannose (obbligo di intervento)  (art.2392 co.2). Tuttavia il singolo amministratore può però riuscire a sottrarsi dal vincolo di solidarietà nella responsabilità con gli altri amministratori. Infatti l’art 2392 co.1 riporta che, gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall’ inosservanza di tali doveri(doveri imposti dalle legge e dallo statuto), a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori.

Nei casi in cui, l’amministratore non è in grado di sottrarsi al vincolo della solidarietà, egli dispone comunque di un mezzo per separare la propria posizione rispetto agli atti produttivi di responsabilità, ovvero rispettando la procedura di dissociazione, prevista dall’art. 2392 co.3. Tale procedura esonera la responsabilità degli amministratori a tre condizioni: 1) che egli faccia notare senza ritardo, il suo dissenso nel libro delle adunanze. 2) che informi immediatamente del suo dissenso il presidente del collegio sindacale. 3) e che l’amministratore che si sia dissociato risulti effettivamente esente da colpe.

L’azione di responsabilità degli amministratori

Il promovimento dell’azione sociale di responsabilità necessita di deliberazione dell’assemblea ordinaria. Ma la deliberazione è consentita solo se la responsabilità degli amministratori appare legata a fatti compresi nell’ esercizio di cui si approva il bilancio e non a fatti pregressi o successivi. Oltre all’ assemblea, pure il collegio sindacale ha competenze a deliberare il promovimento dell’azione sociale di responsabilità degli amministratori, con la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti (art.2393 co.3). Inoltre, prendendo in considerazione il co.5 dell’art 2393, la società può rinunziare all’ esercizio dell’azione di responsabilità degli amministratori e può transigere, purché la rinunzia e la transazione siano approvate con espressa deliberazione dell’assemblea e purché non vi sia un voto contrario di una minoranza qualificata che rappresenti almeno un quinto del capitale sociale o nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, almeno a un ventesimo del capitale sociale.

L’azione sociale esercitata dalla minoranza

L’azione sociale di responsabilità può essere esercita anche da una minoranza qualificata (art.2393-bis). La quota capitale richiesta, affinché la minoranza possa esercitare l’azione è, nelle società chiuse di 1/5 (20%) e, in quelle aperte di 1/40 (2,5%). L’azione esercitata dagli azionisti di minoranza ha un carattere lato sensu (in senso largo) surrogatorio. Essa infatti, è pur sempre definita dalla legge come “azione sociale di responsabilità degli amministratori”, tale che le somme dovute per l’eventuale sentenza di condanna o eventuale transizione vanno alla società, e non ai soci che hanno agito. D’altra parte la società potrà poi sempre rinunciare o transigere l’azione incardinata dalla minoranza (art2393-bis,co.7). L’aspetto più critico, è rappresentato dall’ accesso alle informazioni necessarie per avviare e supportare, sul piano probatorio, l’azione da parte delle minoranze. Infatti il sistema non consente, agli azionisti indagini esplorative all’ interno dell’organizzazione societaria, essendo loro precluso l’accesso a tutti i libri sociali e alla documentazione relativa all’ amministrazione.

La responsabilità degli amministratori verso i creditori sociali

L’azione di responsabilità dei creditori sociali è fondata su due presupposti (art 2394):

  • Anzitutto, gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.
  • Inoltre, l’azione può essere proposta dai creditori solo in via sussidiaria, cioè quando il patrimonio sociale risulti insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.

È discusso, se l’azione di responsabilità dei creditori sociali abbia natura di azione diretta ovvero di azione surrogatoria, oppure natura autonoma dell’azione. L’ordinamento giurisprudenziale propende a favore della natura autonoma dell’azione. Se si riconosce la natura autonoma, segue allora l’ inopponibilità ai creditori delle eccezioni che gli amministratori possono invocare verso la società.

La prescrizione decorre dal momento in cui si è manifestato l’evento dannoso, cioè insufficienza del patrimonio sociale. L’eventuale rinunzia o transizione dell’azione sociale di responsabilità è fissata dall’ult.co. dell’art 2394 :  in particolare la rinunzia è inopponibile ai creditori, mentre la transazione produce effetto anche nei loro confronti.

Le azioni di responsabilità nelle procedure concorsuali

Le azioni di responsabilità nelle procedure concorsuali sono appositamente regolate dall’art 2394-bis secondo cui, in caso di fallimento della società, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria, le azioni di responsabilità previste dai precedenti articoli spettano al curatore fallimentare, al commissario liquidatore e al commissario amministrativo. L’apertura di una procedura concorsuale sul presupposto dello stato di insolvenza della società, non può però mai configurare una responsabilità dell’amministratore su base presuntiva: secondi i principi dell’onere della prova in materia, il curatore ha i medesimi oneri relativamente ad allegazione e prova degli specifici fatti su cui si fonda la responsabilità degli amministratori, il nesso causale e il danno risarcibile.

L’azione individuale del socio e del terzo

L’ordinamento attribuisce, infine al singolo azionista o ai terzi che siano stati direttamente danneggiati dagli amministratori, per atti relativi alla gestione della società, la legittimazione a promuovere nei loro confronti un’ azione diretta di responsabilità. L’azione riguarda i casi in cui gli azionisti o i terzi siano stati direttamente danneggiati (art.2395). Il danno risarcibile va dunque ricondotto alla perdita patrimoniale derivante da una specifica vicenda, in cui l’azionista o il terzo si siano trovati coinvolti utisinguli. In casi del genere, il comportamento doloso o colposo dell’amministratore che ha causato pregiudizio al terzo, è di solito la comunicazione di informazioni false. Altri fatti produttivi di danno risarcibile possono essere eventuali azioni discriminatorie compiute dagli amministratori a danno di un singolo azionista.

 

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