Maltrattamenti: gratuito patrocinio per le vittime di violenza

maltrattamenti: lo Stato paga l'avvocato
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Maltrattamenti alle donne sempre più al centro dell’attenzione dell’attività del legislatore: una recente sentenza della Cassazione stabilisce che lo Stato deve pagare l’avvocato alle donne vittime di maltrattamenti anche se il fatto è antecedente all’entrata in vigore della Legge sul femminicidio. Vediamo come si è espressa la Suprema Corte.

 

Maltrattamenti: la sentenza della Cassazione

Con il d.P.R. 93/2013, il legislatore ha stabilito il riconoscimento del gratuito patrocinio alle donne vittime di violenze, senza limiti di reddito. Pertanto, a prescindere dalle possibilità economiche, tutte le donne vittime di violenza hanno diritto di accesso al gratuito patrocinio.

Nel dettaglio la norma stabilisce che i reati di maltrattamento ai danni di familiari o conviventi e di stalking sono inseriti tra i delitti per i quali la vittima è ammessa al gratuito patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito.

Con la sentenza 52822/2018, la Corte di Cassazione ha stabilito che le legge in oggetto si applica non solo alle nuove ammissioni al beneficio ma anche a chi ha iniziato il giudizio già prima che la normativa fosse vigente. Quindi va applicata anche ai procedimenti penali che non siano esauriti.

 

Gli Ermellini hanno statuito che è possibile accedere al gratuito patrocinio in ogni grado e in ogni fase del processo: pertanto la norma che indica l’esonero per determinati soggetti dalla certificazione dei limiti reddituali non può che trovare applicazione in tutti i procedimenti in corso.

Dal momento che il legislatore non ha introdotto una disciplina transitoria, la naturale efficacia della norma sopravvenuta non può essere confinata alle nuove ammissioni, ma è da ritenere che la stessa efficacia sia estesa a tutti i momenti processuali.

 

Dunque, alla luce di quanto è stato riportato, la persona vittima di maltrattamenti e abusi non avrà vincoli circa la richiesta di gratuito patrocinio. Pertanto è da ritenersi superata la precedente legislazione che ancorava l’ammissione al gratuito patrocinio, per questa materia, al rispetto di determinate soglie reddituali.

 

Maltrattamenti: il decreto Legge 93/2013

Con il decreto legge 93/2013, il legislatore ha inteso rafforzare le tutela nei confronti delle donne che subiscono violenza e sono vittime di abusi. L’intento della nuova normativa è quello di spingere le donne a denunciare, garantendole maggior protezione e azzeramento dei costi per le spese processuali.

La principale novita’ sui maltrattamenti risiede nel riferimento alla genericità del rapporto affettivo, infatti, dal punto di vista penale, ciò che rileva è la relazione tra due persone a prescindere da convivenza o vincolo matrimoniale, che sia attuale o pregresso.

Invece, per quanto concerne lo stalking commesso a danno del coniuge, viene meno la condizione antecedentemente prevista che vi sia separazione legale o divorzio.

 

Il legislatore poi introduce anche una nuova aggravante comune che è applicabile sia per i maltrattamenti sia per tutti i reati di violenza fisica commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte.

Queste, in breve, le altre novità che sono state introdotte con la nuova legge sui maltrattamenti (D.L. 93/2013):

  1. Nel caso in cui vi sia violenza sessuale a danno di donne in gravidanza o da parte del coniuge (indipendentemente dalla presenza o meno del vincolo matrimoniale) o da chi sia legato o era legato da una relazione affettiva, sono introdotte aggravanti specifiche
  2. Viene disposto l’arresto obbligatorio nel caso in cui vi sia la flagranza e in ogni altro caso di maltrattamenti familiari e di stalking. Può essere disposta, inoltre, in caso di flagranza per reati gravi (come lesioni gravi o minaccia aggravata), la misura “precautelare” dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di recarsi o avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona che subisce l’offesa.
  3. Viene garantita la segretezza di chi segnala la violenza subita ma non sono ammesse denunce o segnalazioni anonime.
  4. Si dispone inoltre il rilascio del è permesso di soggiorno, su parere vincolante dell’autorità giudiziaria, alle donne straniere che subiscono violenza, lesioni, percosse, maltrattamenti in ambito domestico
  5. La persona vittima di violenza ha il diritto di essere informata della facoltà di nominare un proprio difensore e si essere ragguagliata su tutte le vicende che attengono all’applicazione o modifica di misure cautelari o coercitive nei confronti dell’imputato in reati di violenza alla persona
  6. Come già indicato, le vittime di stalking, maltrattamenti in famiglia e mutilazioni genitali femminili avranno accesso al gratuito patrocinio a prescindere dal reddito.
  7. Inoltre si statuisce un limite temporale di un anno entro il quale le indagini preliminari dovranno essere concluse, in relazione ai reati da stalking e maltrattamenti in famiglia.

 

Dal punto di vista processuale, la novità rilevante riguarda la “querela a doppio binario”. Il provvedimento agisce sulla revocabilità/irrevocabilità della querela nel reato di stalking: se vi sono gravi minacce ripetute, ad esempio con armi, allora la querela diventa irrevocabile. Invece, rimane revocabile in tutti gli altri casi, ma la remissione potrà avvenire solo in sede processuale davanti all’autorità giudiziaria.

In presenza di percosse o lesioni, il questore può ammonire il responsabile aggiungendo anche la sospensione della patente da parte del prefetto.

 

Maltrattamenti: le principali norme del Decreto 

Art. 3 Misura di prevenzione per condotte di violenza domestica

  1. Nei casi in cui alle forze dell’ordine sia segnalato un fatto che debba ritenersi riconducibile al reato di cui all’articolo 582, secondo comma, del codice penale, consumato o tentato, nell’ambito di violenza domestica, il questore, anche in assenza di querela, può procedere, assunte le informazioni necessarie da parte degli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, all’ammonimento dell’autore del fatto. Ai fini del presente articolo si intendono per violenza domestica tutti gli atti, non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o persone legate da relazione affettiva in corso o pregressa, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.
  2. questore può richiedere al prefetto del luogo di residenza del destinatario dell’ammonimento l’applicazione della misura della sospensione della patente di guida per un periodo da uno a tre mesi. Il prefetto non dà luogo alla sospensione della patente di guida qualora, tenuto conto delle condizioni economiche del nucleo familiare, risulti che le esigenze lavorative dell’interessato richiedono l’esigenza di muoversi con l’autovettura e pertanto di aver bisogno della patente

Art. 4 Tutela per gli stranieri vittime di violenza domestica

  1. Quando, nel corso di operazioni di polizia, di indagini o di un procedimento per taluno dei delitti previsti dagli articoli 572, 582, 583, 583-bis, 605, 609-bis e 612-bis del codice penale o per uno dei delitti previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, commessi sul territorio nazionale in ambito di violenza domestica, siano accertate situazioni di violenza o abuso nei confronti di uno straniero ed emerga un concreto ed attuale pericolo per la sua incolumità, come conseguenza della scelta di sottrarsi alla medesima violenza o per effetto delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, anche su proposta del procuratore della Repubblica, o con il parere favorevole della stessa autorità, rilascia un permesso di soggiorno per consentire alla vittima di sottrarsi alla violenza. Ai fini del presente articolo, si intendono per violenza domestica tutti gli atti, non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o persone legate da relazione affettiva in corso o pregressa, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.
  2. Con la proposta o il parere di cui al comma 1, sono comunicati al questore gli elementi da cui risulti la sussistenza delle condizioni ivi indicate, con particolare riferimento alla gravità ed attualità del pericolo per l’incolumità personale.
  3. Il medesimo permesso di soggiorno puo’ essere rilasciato dal questore quando le situazioni di violenza o abuso emergano nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali specializzati nell’assistenza delle vittime di violenza. In tal caso la sussistenza degli elementi e delle condizioni di cui al comma 2 è valutata dal questore sulla base della relazione redatta dai medesimi servizi sociali.
  4. Il permesso di soggiorno di cui ai commi 1 e 3 e’ revocato in caso di condotta incompatibile con le finalità dello stesso, segnalata dal procuratore della Repubblica o, per quanto di competenza, dai servizi sociali di cui al coma 3, o comunque accertata dal questore, ovvero quando vengono meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio.

Art. 5 Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere

  1. Il Ministro delegato per le pari opportunità, anche avvalendosi del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità elabora, con il contributo delle amministrazioni interessate, e adotta, previa acquisizione del parere in sede di Conferenza Unificata, un “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”, di seguito denominato “Piano”, che deve essere predisposto in sinergia con la nuova programmazione comunitaria per il periodo 2014-2020.
  2. Il Piano persegue le seguenti finalità:
  3. a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l’informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne;
  4. b) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;
  5. c) potenziare le forme di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso il rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;
  6. d) garantire la formazione di tutte le professionalità che entrano in contatto con la violenza di genere e lo stalking;
  7. e) accrescere la protezione delle vittime attraverso un rafforzamento della collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte;
  8. f) prevedere una raccolta strutturata dei dati del fenomeno, anche attraverso il coordinamento delle banche dati già esistenti;
  9. g) prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle Amministrazioni impegnate nella prevenzione, nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking;
  10. h) definire un sistema strutturato di governance tra tutti i livelli di governo, che si basi anche sulle diverse esperienze e sulle buone pratiche già realizzate nelle reti locali e sul territorio.

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