Mantenimento dei figli maggiorenni: i genitori sono tenuti a pagare?

mantenimento dei figli maggiorenni: è dovuto fino al raggiungimento dell'autosufficienza economica
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Mantenimento dei figli maggiorenni comporta l’obbligo, per entrambi i genitori di provvedere al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei propri figli, anche qualora questi siano maggiorenni.

Mantenimento dei figli maggiorenni: requisito dell’indipendenza economica

Il mantenimento dei figli è regolato dall’articolo 337-septies del codice civile, il quale stabilisce che, in caso di separazione, scioglimento del matrimonio o simili situazioni, il giudice potrà decidere di far predisporre un assegno di mantenimento periodico anche in favore di figli maggiorenni i quali non siano economicamente indipendenti.

L’obbligo in questione non è correlato ad una determinata fascia di età anche se una parte della giurisprudenza ha definito lo stato di disoccupazione o non autosufficienza economica da considerarsi ingiustificato per i figli oltre i 34 anni.

 Il mantenimento dei figli maggiorenni, affinché venga riconosciuto l’assegno di mantenimento, è necessario che si dimostri che la situazione dei figli maggiorenni sia tale non renderli indipendenti dal punto di vista economico, analizzando i singoli casi e le possibili cause di tale circostanza, la quale potrà derivare sia dalle difficoltà generate dal contesto lavorativo in crisi e maggiormente competitivo, sia da negligenza o disinteresse da parte del figlio stesso.

La giurisprudenza dispone che l’obbligo di mantenimento dei figli vige fino a quando questi non raggiungano l’indipendenza economica.

Tale indipendenza si raggiunge nel momento in cui il soggetto percepisca un proprio reddito in relazione alla professionalità acquisita.

Quest’ultimo particolare indica che, qualora il figlio svolga un’attività lavorativa, potrebbe non essere considerato ugualmente autosufficiente economicamente.

In particolare, è il caso dei figli che:

  • stanno ancora completando la propria formazione;
  • svolgano un lavoro precario;
  • siano in rapporto di apprendistato;
  • svolgano un lavoro non qualificato in considerazione del titolo di studio conseguito;
  • se titolare di una borsa di studio connesso ad un dottorato di ricerca;
  • optino per il proseguimento degli studi.

Fine corresponsione dell’assegno di mantenimento

Quando i presupposti per il mantenimento dei figli maggiorenni vengono meno (–> mantenimento al figlio maggiorenne anche se non frequenta più il padre), il genitore non è più tenuto a fornire somme di denaro nei riguardi del figlio, il quale sarà considerato in possesso del requisito dell’autosufficienza economica.

Ancora, il genitore non è tenuto al versamento dell’assegno di mantenimento qualora dimostri che il figlio non abbia giovato o si sia sottratto volontariamente allo svolgimento di un’attività lavorativa.

Inoltre, è importante ricordare che nel caso in cui si raggiunga l’indipendenza economica, l’eventuale perdita dell’occupazione non riporterà in vigore l’obbligo di mantenimento in capo al genitore.

Assegno di mantenimento figli maggiorenni: i casi

Il 22 luglio 2019 la Corte di Cassazione è intervenuta sul tema del mantenimento dei figli maggiorenni. Il caso è quello di un due coniugi in cui, al momento della separazione, il Tribunale di Avellino ha predisposto la revoca dell’obbligo di mantenimento del padre per i figli maggiorenni, per i quali era possibile dimostrare che erano in grado di produrre reddito.

In seguito venne revocata anche l’assegnazione della casa familiare alla moglie.

La Corte d’Appello di Napoli ha completamente ribaltato la sentenza, affermando la mancata sussistenza del requisito di autosufficienza economica, in quanto il figlio maggiore non aveva ancora concluso la sua formazione professionale e l’attività da questi svolta non era da ritenersi in grado di raggiungere una situazione di autonomia economica.

Il secondo figlio presentava invece guadagni molto inferiori o inesistenti.

La Corte di Cassazione si esprime affermando che la Corte d’Appello aveva omesso l’analisi di un elemento decisivo, ossia la proprietà del primo figlio di un’autovettura, di un furgone e dell’attrezzatura per la strumentazione musicale e illuminazione dei palchi necessaria per l’attività svolta.

Per quanto riguarda il secondo figlio, lo svolgimento di un lavoro part-time che gli aveva permesso di percepire un reddito di circa 500 euro mensili, è tale da considerarsi idoneo al raggiungimento di una consona capacità lavorativa.

Ulteriore caso, sul tema del mantenimento  dei figli maggiorenni, viene da Bologna e riguarda il provvedimento che poneva a carico di un padre l’obbligo di mantenimento di due dei tre figli, in sede di divorzio e a favore della madre in quanto il terzo figlio conviveva con quest’ultima.

Il padre chiedeva se il versamento potesse essere effettuato direttamente al figlio ormai maggiorenne.

Spesso accade che, nonostante il genitore con cui il figlio convive sostenga le spese per il soddisfacimento dei suoi bisogni per il quale quindi viene corrisposto il versamento di un assegno di mantenimento, questo vada a beneficio del genitore e non direttamente al figlio.

Tuttavia, la Cassazione afferma che il genitore non ha la possibilità di stabilire il soggetto nei confronti del quale adempiere, a meno che non sia lo stesso figlio ad effettuare domanda di ottenimento diretto del mantenimento.

In quest’ultima ipotesi è necessario che il figlio e il genitore convivente si accordino sul sostenimento delle spese.

 

 

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