Paradisi fiscali: è possibile evitare di pagare le tasse?

paradisi fiscali: è possibile evitare di pagare le tasse?
Condividi

Paradisi fiscali sono quei Paesi che applicano tasse ridotte o nulle sui conti o depositi bancari. Vediamo come funzionano e se è possibile evitare di pagare le imposte.

Paradisi fiscali: cosa sono

Nei paradisi fiscali si applica una politica tributaria ben delineata, col chiaro intendo di attrarre i capitali stranieri, consentendo al contribuente estero di eludere il fisco del proprio paese d’origine.

L’attenzione per i paradisi fiscali non è legata esclusivamente alle condizioni favorevoli per i contratti bancari ma numerose sono le agevolazioni per molteplici attività rientranti nell’ambito dello spostamento e investimento di danaro. Si tratta spesso anche di paesi con normative che, grazie a un segreto bancario rigido:

  • riescono a tenere nascoste certe operazioni;
  • offrono condizioni di particolare favore a chiunque voglia aprire una società al loro interno;
  • non richiedono troppi requisiti per ottenere le licenze necessarie per effettuare investimenti;
  • permettono l’emissione di particolari titoli azionari.

In virtù di queste agevolazioni, i paradisi fiscali diventano appetibili soprattutto per la criminalità organizzata che riesce facilmente a riciclare i proventi di attività illegali. Inoltre sono pronti ad accogliere anche i denari delle multinazionali che voglio risparmiare il più possibile sulle tasse.

La tendenza però sta cambiando: negli ultimi anni, sia a livello europeo che internazionale, si stanno attuando numerose misure volte a limitare tali raggiri di legge. Proprio su questo punto, stanno aumentando i casi di collaborazione tra questi Stati e quelli europei, rendendo pubbliche le liste di nomi di coloro che spostano nei paradisi fiscali i loro guadagni.

Paradisi fiscali: le classificazioni introdotte dall’ OCSE

L’OCSE ha provveduto a classificare i paradisi fiscali in base alle operazioni che consentono. Pertanto si possono evidenziare le seguenti distinzioni:

  • pure tax even (paradiso fiscale puro), ossia quegli Stati che non applicano tasse e in cui vige il segreto bancario assoluto;
  • low taxation (bassa tassazione), ossia quegli Stati che applicano una tassazione relativamente bassa su ogni tipo di reddito;
  • no taxation on foreign income (esenzione per i redditi esterni) ossia tutti quei Paesi nei quali vengono tassati solo i redditi interni, mentre quelli esterni sono esentasse;
  • special taxation, ossia tutti quelle Nazioni che non si differenziano per le tassazioni che applicano ma perché consentono di dare vita a società occulte o comunque flessibili.

Tutti questi Paradisi fiscali, che con il loro comportamento creano enormi danni economici agli altri Stati, vengono classificati come “Paesi a concorrenza fiscale dannosa”, per definire quei Paesi che, adottando politiche fiscali eversive, rappresentano un pericolo per tutti gli altri paesi, perché riducono un drastico calo delle imposte quantificate in miliardi di euro

La pericolosità di tali Stati è legata al forte ostruzionismo nei confronti delle Nazioni che richiedono il rispetto delle norme: difatti proteggono a spada tratta i loro clienti e impediscono la diffusione di notizie su chi si affida ai loro servizi.

 

La Black list dei paradisi fiscali

La Black list dei paradisi fiscali è lista nera con la quale sono individuate le Nazioni che agirano le norme e adottano politiche fiscali irrispettose e assolutamente fraudolente, caratterizzati da una tassazione irrisoria o praticamente pari a zero e per un sistema di comunicazione che non prevede alcuno scambio informativo con gli altri Stati.

Nel dettaglio, nell’identificazione dei Paesi che compongono la Black list dei paradisi fiscali, vengono adottati due criteri:

  • presunzione di residenza fiscale;
  • misura della tassazione.

Presunzione residenza fiscale

Seguendo questo primo criterio di classificazione, si fa riferimento alla presunta residenza fiscale della persona fisica.

L’elenco dei paesi è contenuto nel Decreto ministeriale del 4 maggio 1999, emanato per dare attuazione all’art. 2, comma 2 del DPR n. 917/86, che disciplina proprio la residenza fiscale delle persone fisiche che si trasferiscono in uno dei paesi della black List.

Ai sensi dell’art. 2, se un soggetto decide di trasferire la propria residenza in uno di questi paradisi fiscali inseriti nella black list, si pone a suo carico l’onere probatorio contrario alla presunzione di residenza fittizia straniera.

Nella sostanza, chi opta per il trasferimento della residenza in un paese della Black list, deve dimostrare che lo ha fatto per ragioni diverse a quelle legate al mero “risparmio” o evasione fiscale.

Alla luce di quanto detto, ecco quali sono i paradisi fiscali ai fini IRPEF:

Alderney, Andorra, Anguilla, Antigua e Barbuda, Antille Olandesi, Aruba

Bahama Bahrein, Belize, Bermuda, Brunei, Barabados

Costa Rica

Dominica

Emirati Arabi Uniti, Ecuador

Filippine

Gibilterra, Gibuti, Grena, Guernsey

Hong Kong

Isola di Man, Isole Cayman, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Vergini Britanniche

Jersey

Libano, Liberia, Liechtenstein

Macao, Malaysia, Maldive, Mauritius, Monserrat, Monaco

Nauru, Niue

Oman

Panama, Polinesia Francese

Sark, Samoa, Seychelles, Singapore, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Svizzera

Taiwan, Tonga, Turks e Caicos, Tuvalu

Uruguay

Vanuatu.

Misura della tassazione

La misura della tassazione è il secondo criterio adoperato per individuare i paradisi fiscali, così come indicato nell’art 167, comma 4, del DPR n. 917/86.

Tale criterio fa riferimento alla circostanza secondo la quale nello Stato di residenza o localizzazione della società partecipata o controllata di applica un livello nominale di tassazione inferiore al 50% rispetto a quello applicabile in Italia.

Ecco i paesi per i quali la valutazione di paradiso fiscale avviene in base alla misura della tassazione applicata:

Alderney, Andorra, Anguilla, Antille Olandesi, Aruba

Bahamas, Barbados, Barbuda, Belize, Bermuda, Brunei,

Gibilterra, Gibuti, Grenada, Guatemala, Guernsey

Herm

Isola di Man, Isole Cayman, Isole Cook, Isole Marshall, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Isole Vergini statunitensi

Jersey

Kiribati

Libano Liberia, Liechtenstein

Macao, Maldive, Montserrat

Nauru, Niue, Nuova Caledonia

Oman

Polinesia francese

Saint Kitts e Nevis, Salomone, Samoa, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Sant’Elena, Sark, Seychelles

Tonga, Tuvalu

Vanuatu

White List: come superare i paradisi fiscali

La white list è l’elenco di tutti quei paesi che hanno sottoscritto convenzioni e accordi di trasparenza e collaborazione amministrativa e fiscale, al fine di contrastare l’annoso problema dell’evasione fiscale che, insieme alla pesante crisi economica degli ultimi anni, ha creato innumerevoli danni alla nostra economia.

 

Questi i paesi che nel 2018 rientravano nella white list:

Albania, Andorra, Antigua e Barbuda, Arabia Saudita, Argentina, Aruba, Australia, Austria,

Barbados, Belize, Belgio, Brasile, Bulgaria

Canada, Cile, Cipro, Colombia, Corea, Costa Rica, Croazia, Curaçao

Danimarca, Estonia

Federazione Russa, Finlandia, Francia

Germania, Ghana, Giappone, Gibilterra, Grecia, Grenada, Groenlandia, Guernsay

India, Indonesia, Irlanda, Islanda, Isola di Man, Isole Cook, Isole Faroe, isole Marshall, Israele

Jersey

Kuwait

Latvia, Lietchtstein

Lituania, Lussemburgo

Malesia, Malta, Mauritius, Messico, Monaco, Monserrat

Nieu, Norvegia, Nuova Zelanda

Paesi Bassi, Polonia, Portogallo

Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Popolare Cinese, Repubblica Slovacca, Romania

Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadines, Samoa, San Marino, Seyshelles, Singapore, Saint Maarten, Slovenia, Spagna, Sudafrica, Svezia, Svizzera

Ungheria, Uruguay.

 

Sottoscrivi la nostra newsletter per ricevere notizie e approfondimenti

Lascia un commento :

* La tua email non sarà pubblicata