Revenge Porn: come difendersi dalla vendetta degli ex

revenge porn: come difendersi dalla vendetta degli ex
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Revenge porn rappresenta una delle declinazioni più inquietanti del cattivo uso che si fa della tecnologia. Da qui scaturisce la volontà di agire attuando leggi che possano garantire una maggior protezione per le principali vittime di questa orrenda moda: le donne

 

Revenge porn: cosa consiste

Il revenge porn, o anche detto “vendetta porno”, consiste nella condivisione o nella minaccia di pubblicare immagini o video ritraenti persone coinvolte in situazioni sessualmente esplicite, senza che vi sia il consenso della vittima.

Tale diffusione avviene tramite la rete, con i video che girano sulla chat WhatsApp dei vari utenti o vengono direttamente caricati sui siti di pornografia.

Nel giro di pochissimo tempo le immagini fanno i giri della rete e sono a disposizione di tutti.

Una volta che la foto o il video è nella rete internet, è praticamente impossibile cancellare quel file: anche se la Polizia Postale interviene e rimuove le immagini, chiunque può aver salvato il file sul proprio computer o smartphone e può nuovamente riproporre la foto o il video incriminato.

 

Chi è vittima di tale brutale vendetta, subisce a tutti gli effetti una violenza sessuale, e chi né è colpevole deve scontare la stessa pena prevista per il reato degli abusi sessuali.

 

Il revenge porn determina un’esposizione non consentita, comporta che tutti possano vedere proprie immagine intime senza che sia prestato alcun consenso. Chiunque potrebbe inviare proprie immagine ad un compagno e poi ritrovarsi ad essere attrazione di piacere di una comunità, potenzialmente infinita, di persone.

 

Purtroppo, non sono pochi i casi in cui conseguentemente a tali azioni, le vittime abbiano deciso di togliersi la vita.

Un esempio, è sicuramente la vicenda tragica della donna napoletana Tiziana Cantone, la quale dopo la propagazione dei suoi video sul web, si è suicidata. La mamma di Tiziana si batte da tempo per ottenere una legge che dia tutela a chi è vittima di tale ricatto, perché non ci siano altre ragazze che subiscano le stesse pene che ha dovuto subire sua figlia. Tiziana ha lottato, ha presentato tanti esposti presso le forze dell’ordine ma queste sono state sorde ed inermi alle sue richieste di aiuto. Vistasi oppressa, defraudata della propria intimità e non trovando alcun riscontro in chi avrebbe dovuta aiutarla, ha deciso di farsi il male più grande.

 

Le vittime del revenge porn, infatti, non solo devono affrontare l’umiliazione dovuta alla diffusione delle proprie immagini ma devono anche difendersi dalle parole della gente, che spesso le accusano di essere delle poche di buono. Vengono ferite nella propria dignità e le ferite dell’anima non si possano rimarginare velocemente. Le ripercussioni sono tantissime, vanno ad inficiare anche i rapporti sociali delle vittime avendo delle percussioni non indifferenti: non hanno più voglia di uscire di casa, hanno solo voglia di scomparire dinnanzi agli occhi indiscreti della gente che li giudica, come se fossero loro i carnefici, come se si fossero macchiate di chissà quale atroce delitto.

 

I macigni che le vittime sono costrette a sopportare sono pesantissimi, la società le macchia come infette da evitare.

E per questo è necessaria una normativa stringente e particolarmente dura, perché chi pensa di vendicarsi perché è stato lasciato pubblicando le foto nude della ex o i video di quanto stavano a letto insieme, non rimanga impunito.

L’emendamento sul revenge porn

Con 461 voti favorevoli, la Camera dei Deputati ha approvato l’introduzione del reato di revenge porn, rendendo così possibile il passaggio all’esame del Senato.

L’emendamento, proposto dalla relatrice Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle, colma quella lacuna normativa italiana che non prevedeva un vero e proprio provvedimento in circostanze simili.

 

Verrà punito, dunque, chiunque agisca condividendo fotografie o video sessualmente espliciti, senza il consenso del soggetto ritratto, con la reclusione da uno a sei anni e sanzioni che partono da 5.000 euro fino al raggiungimento di 15.000 euro.

 

È previsto un incremento della pena nel caso in cui il reato sia stato effettuato da persone sentimentalmente legate oppure dal coniuge, anche in ipotesi di divorzio o separazione. Ulteriore aumento, da un terzo alla metà, avviene nel caso le vittime risultino essere in condizione di inferiorità fisica o psichica, o se la vittima sia una donna in attesa.

 

Il revenge porn nel resto del mondo

Molti sono i paesi che già prevedono un sistema di tutela contro il revenge porn.

 

Tra i primi ad esempio, la Repubblica delle Filippine con l’”Anti-Photo and Video Voyeurism Act” risalente al 2009.

 

Anche gli Stati Uniti, si presentano come un paese all’avanguardia in tale situazione, lasciando ai singoli stati la libertà di stabilire il diritto penale in materia.

Il New Jersey punisce infatti tale crimine con la reclusione dai tre ai cinque anni con multe fino ai 15.000 dollari.

A New York è stato approvato un disegno di legge che prevede la rimozione del contenuto dalle piattaforme internet.

 

In Francia vi è stato l’inserimento del cyber-crimine nel codice penale, il quale prevede la reclusione di due anni e multe fino ai 60.000 euro. Anche in Gran Bretagna, la detenzione può raggiungere i due anni a partire dal 2015, anno in cui il revenge porn è diventato un reato anche in questo Stato.

 

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