Riforma della prescrizione: quali sono le novità?

riforma della prescrizione: quali sono le novità?
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La riforma della prescrizione vuole evitare che lungaggini dei procedimenti possano consentire ai soggetti che hanno violato le norme di scampare alla propria condanna.

La riforma della prescrizione si attuerà dal 2020, insieme con la riforma del sistema penale. L’obiettivo è velocizzare i processi e diminuire il carico dei procedimenti.

Riforma della prescrizione: cosa cambia?

Negli ultimi giorni si fa un gran parlare della riforma della prescrizione. Gli scontri all’interno della maggioranza di Governo sono accesi e la volontà di porre la fiducia mette a serio rischio la stabilità del governo stesso. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le motivazioni di queste diatribe.

La riforma della prescrizione rientra nel Disegno di Legge anticorruzione, varato dal Governo. L’emendamento che è al centro di contese tra le due forze di maggioranza è quello presentato dai Cinque stelle con il quale si vuole disporre la sospensione della decorrenza dei termini prescrizionali dopo che è stata emessa una sentenza di primo grado.

Secondo quanto sostenuto dal Ministro della Giustizia Bonafede, la prescrizione è causa di estinzione di numerevoli procedimenti, vanificando e scoraggiando il lavoro d’indagine e quello susseguente che viene svolto in aula.

Proprio i Cinque stelle, hanno fatto della riforma della prescrizione uno dei cavalli di battaglia della propria propaganda, sostenendo che essa abbia rappresentato e rappresenti ancora oggi, per molti uomini potenti, una via d’uscita per chi si è macchiato di reati molto gravi, evitando così condanne esemplari.

La problematica principale sta nel dover trovare un bilanciamento tra il principio di ragionevole durata dei procedimento e garantire la certezza della pena. Lo Stato deve garantire e tutelare i diritti del cittadino ad ottenere una sentenza in tempi accettabili.

Infatti sono numerose le sentenze della Corte di Giustizia Europea, la quale ha condannato l’Italia per i tempi lunghi e disumani con la quale i Giudici provvedono, violando i diritti garantiti dalla Carta Europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

Le critiche che sono presentate dalle opposizioni riguardano principalmente le questione della durate dei procedimenti. Infatti, molti autorevoli giuristi ritengono che la sospensione della prescrizione comporterà come conseguenza immediata l’ulteriore allungamento dei procedimenti senza ottenere alcuna agevolazioni sul diritto alla certezza della pena in tempi ragionevoli. Sul punto, i dati del Ministero hanno confermato un trend molto preoccupante, ossia che nei 58% dei processi che cadono in prescrizione, la stessa interviene già nelle battute iniziali dei procedimenti, quando sono ancora in corso le indagini del pubblico ministero, un 19%quando il processo stagna in primo grado e ulteriore 18% quando il processo è in Appello. Solo nei 4% dei casi la prescrizione matura in Cassazione.

Il rischio principale riguarda soprattutto i processi penali, caratterizzati da fasi preparatorie e prognostiche spesso lunghissime, violando i più elementari diritti e principi sanciti dalla Carta Costituzionale e dalle Dichiarazioni europea e internazionale dei diritti dell’uomo.

Le argomentazioni dei dissidenti si poggiano sull’idea secondo la quale la sospensione dei termini di prescrizione comporti inevitabilmente una dilatazione dei tempi processuali. Il cittadino non può convivere perennemente con una spada di Damocle fissa sulla testa, in attesa che possa addivenire una sentenza definitiva passata in giudicato per potersi definitivamente liberare da ogni tipo di  accusa.

La loro proposta è per una riforma molto più ampia del sistema processuale civile e penale, volta all’eliminazione di intere fasi e adempimenti spesso lunghi e ripetitivi, pertanto inutili, che non consentono una rapida conclusione del giudizio. La prescrizione, secondo le loro considerazione, deve essere rapportata alla gravità del reato: maggiore è la pena prevista per quel reato e maggiore dovranno essere i tempi di prescrizione.

Alla fine la riforma della prescrizione si farà: nella mattinata dell’8 novembre le forze politiche di maggioranza hanno trovato l’accordo. La Lega voterà l’emendamento dei grillini ma la riforma si farà solo a partire del 2020, insieme con la riforma dell’intero sistema penale.

La prescrizione: che cosa è

La riforma della prescrizione comporterà degli inevitabili strascichi sui procedimenti attualmente in corso, dal momento che avrà effetto retroattivo. Significa che non riguarderà solo i processi che inizieranno nel 2020 ma tutti quelli che pendono presso i Tribunali.

Ma vediamo nel dettaglio che cos’è la prescrizione.

La prescrizione è un istituto giuridico che determina l’estinzione di un diritto per il trascorre del tempo, ossia quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge. La ratio di quest’importante istituto è fondata sulla considerazione comune secondo la quale è inutile, oltre che inopportuno, continuare a perseguire il soggetto incriminato dopo che è ormai passato già un arco di tempo relativamente lungo dalla commissione dell’illecito, rapportata alla mancanza di un sostanziale interesse di prevenzione da parte della comunità.

Nel diritto civile comporta l’estinzione di tutti i diritti, ad esclusione di quelli che la legge identifica come indisponibili o che li sottrae espressamente alla prescrizione. Nel diritto penale, invece, la prescrizione comporta l’estinzione dei reati, ad esclusione dei casi in cui il soggetto rischia la pena massima dell’ergastolo.

La durata della prescrizione varia nel diritto civile e nel diritto penale. Nel primo caso, la prescrizione ordinaria è di dieci anni, che inizia a decorre dal moneto in cui il titolare del diritto può farlo valere. È nullo ogni patto diretto a modificare la disciplina legale della prescrizione. Inoltre il giudice non può rilevare d’ufficio la prescrizione non opposta. Infine, va rilevato che non è ripetibile quanto è stato spontaneamente pagato per l’adempimento di un debito prescritto.

Il codice civile distingue tra sospensione e interruzione della prescrizione. La prima è da considerarsi come una parentesi del periodo di prescrizione. Una volta venuto meno l’evento che ha determinato la sospensione stessa, la prescrizione ricomincia a decorrere. Al contrario con la realizzazione dell’evento l’interruttivo, la prescrizione si interrompe e il periodo prescrizionale dovrà ricominciare daccapo.

La sospensione opera:

  1. tra i coniugi;
  2. tra chi esercita la responsabilità genitoriale di cui all’art. 316 o i poteri a essa inerenti e le persone che vi sono sottoposte;
  3. tra il tutore e il minore o l’interdetto soggetti alla tutela, finché non sia reso e approvato il conto finale;
  4. tra il curatore e il minore emancipato o l’inabilitato;
  5. tra l’erede e l’eredità accettata con beneficio d’inventario;
  6. tra le persone i cui beni sono sottoposti per legge o per provvedimento del giudice all’amministrazione altrui e quelle da cui l’amministrazione è esercitata, finché non sia stato reso e approvato definitamente il conto;
  7. tra le persone giuridiche e i loro amministratori, finché sono in carica, per le azioni di responsabilità contro di essi;
  8. tra il debitore che ha dolosamente occultato l’esistenza del debito e il creditore, finché il dolo non sia stato scoperto;
  9. contro i minori non emancipati e gli interdetti per infermità di mente, per il tempo in cui non hanno rappresentate legale e per sei mesi successivi alla nomina del medesimo o alla cessazione dell’incapacità;
  10. in tempo di guerra, contro i militari in servizio e gli appartenenti alle forze armate dello Stato e contro coloro che si trovano per ragioni di servizio al seguito delle forze stesse, per il tempo indicato dalle disposizioni delle leggi di guerra.

 

La prescrizione è interrotta:

  1. dalla notifica dell’atto con il quale si inizia un giudizio, sia quello di cognizione ovvero conservativo o esecutivo;
  2. dalla domanda proposta nel corso del giudizio;
  3. se il giudice è incompetente;
  4. da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore e dall’atto notificato con il quale una parte, in presenza di compromesso o clausola compromissoria, dichiara la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli arbitri.
  5. Dal riconoscimento del diritto da parte di colui contro il quale il diritto stesso può essere fatto valere.

Invece nel diritto penale, la decorrenza del termine di prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui l’incriminato ha commesso il fatto, anche se non è stato avviato alcun procedimento contro il soggetto incolpato della violazione della norma di legge.

La sospensione è interrotta nel processo penale:

  1. Dalla sentenza di condanna o dal decreto di condanna;
  2. Dall’ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella di convalida del fermo o dell’arresto;
  3. Dall’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero, o dal giudice;
  4. L’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio;
  5. Il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione;
  6. La richiesta di rinvio a giudizio;
  7. Il decreto di fissazione dell’udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena;
  8. La presentazione o la citazione per il giudizio direttissimo;
  9. Il decreto che dispone il giudizio immediato;
  10. Il decreto che dispone il giudizio e il decreto di citazione a giudizio.

 

Art.157 del codice penale, sul punto, stabilisce che: “la prescrizione estingue il reato, decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria. Per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, sena tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell’aumento per le circostanze aggravanti, salvo che le aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto speciale, nel qual caso si tiene conto dell’aumento massimo di pena previsto per l’aggravante”

Qualora poi sia prevista, per un determinato reato, pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, allora si applicherà il termine prescrizionale di tre anni mentre quando la legge prevede congiuntamente o disgiuntamente la pena detentiva e la pena pecuniaria, si farà riferimento esclusivamente alla pena detentiva.

Per i reati di particolare gravità, invece, la prescrizione sarò raddoppiata rispetto al mino edittale. È il caso delle lesioni personali o dell’omicidio stradale.

Il nostro ordinamento, inoltre, prevede la possibilità di una rinuncia alla prescrizione. Questa potrà provenire solo da parte dell’imputato, il quale, sicuro di non aver commesso il fatto, deciderà di rinunciare ai benefici della prescrizione e chiederà di procedere fino al termine del procedimento per potrà accertare la propria innocenza.

Con la riforma della prescrizione, pertanto, non vi sarà una rinnovazione e un aggiornamento dei termini previsti dalla legge. Per calcolare la prescrizione si dovrà far riferimento al massimo della pena edittale previsto dalla legge per quel reato.

La legge impone poi una soglia minima per i delitti, che è posta a sei anni. Quindi, per i delitti in cui è prevista una pena inferiore a sei anni, automaticamente il termine prescrizionale è innalzato a sei. La nuova riforma della prescrizione non andrà ad incidere nemmeno su questo tema.

Il processo civile, in realtà, impedisce la prescrizione, perché durante la stessa resta interrotta. Al contrario, il processo penale non è evento interruttivo della prescrizione, la quale può anche maturare nelle more del processo stesso.

Da ciò deriva che il giudice nel processo civile è chiamato a dichiarare estinto qualora fosse prescritto già prima che l’azione giudiziaria venga avviata. Nel caso del giudice che è chiamato a decidere del processo penale, il giudice potrà dichiarare che il reato è caduto in prescrizione anche nella fase finale del giudizio.

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