Separazione e divorzio: quali sono le differenze?

separazione e divorzio: come sciogliere il vincolo matrimoniale?
Condividi

Separazione e divorzio sono entrati nella nostra quotidianità: ormai le coppie si lasciano dopo pochi anni. Ma come si può sciogliere il matrimonio?

Separazione e divorzio sono le due vie giuridiche per interrompere il legame matrimoniale. Quando viene meno il rapporto di fiducia e di amore che aveva spinto i coniugi ad unirsi in matrimonio, separazione e divorzio sono le procedure riconosciute dalla legge per poter sciogliere il vincolo. Vediamo nel dettaglio quali sono le differenze sostanziali tra i due istituti.

L’origine di separazione e divorzio

Separazione e divorzio, fino al 1970, in Italia, non era contemplati. Lo Stato italiano era uno Stato prevalentemente cattolico e non era ammessa la possibilità sciogliere il vincolo matrimoniale, che era considerato sacro ed indissolubile. L’istituto del divorzio viene introdotto con la nota legge 898/1970. In realtà però, il legislatore non parla mai espressamente di separazione e divorzio, ma nel testo legislativo viene usata l’espressione “cause di scioglimento del matrimonio”. Inoltre fu anche indetto un referendum abrogativo nel 1974, per abrogare la legge 898/1970 ma non fu accolto dalla maggioranza della popolazione italiana.

 

La separazione

Separazione e divorzio sono due istituti susseguenti e sinallagmaticamente uniti. Prima di addivenire al divorzio è necessario che vi sia un preventivo periodo di separazione, al termine di quella la coppia può decidere di far cessare gli effetti del matrimonio.

Quando una coppia vive un periodo di crisi, prima di poter chiedere il divorzio, deve passare un periodo di tempo stabilito e devono ricorrere determinate condizioni normativamente previste.

 

Per poter ottenere il divorzio pertanto è necessario che vi siano le seguenti condizioni:

 

  1. Separazione;
  2. Grave condanna penale con sentenza passata in giudicato, per reati verso terzi, il coniuge o il figlio;
  3. Assoluzione per totale vizio di mente in uno dei precedenti casi;
  4. Annullamento del matrimonio;
  5. Mancata consumazione del matrimonio;
  6. Divorzio ottenuto all’estero dall’altro coniuge;
  7. Il cambio di sesso di uno dei due coniugi, rettificato con sentenza passata in giudicato.

 

Separazione e divorzio pertanto, sono istituti strettamente connessi tra loro, non sono posti in alternanza. La separazione è la prima causa di divorzio. Vi sono due tipi di separazione:

 

  1. Consensuale
  2. Giudiziale

 

Quali sono le differenze. Marito e moglie, nel momento in cui intendono separarsi con un accordo, lo possono fare davanti al giudice o, se ricorrono alcune condizioni previste dal legislatore, davanti al sindaco o con un accordo firmato davanti ai rispettivi avvocati.

Nel dettaglio, si può ricorrere alla separazione consensuale in Comune quando la coppia non ha avuto figli o i figli non sono portatori di handicap o sono diventati autosufficienti. A tutto ciò va aggiunto che l’accordo intercorso tra i coniugi non preveda trasferimenti di beni, con esclusione solo dell’assegno di mantenimento. Se mancano questi requisiti, ci si può separare con la negoziazione assistita dei rispettivi avvocati

 

La separazione è concepita dal nostro legislatore, come un periodo transitorio, nel quale la coppia dovrebbe provare ad appianare le divergenze e a ricostruire la comunione spirituale e materiale della famiglia.

 

L’ordinamento italiano non riconosce “separazione e divorzio di fatto”, ossia marito e moglie devono iniziare un procedimento dinanzi al giudice competente in materia per ottenere il riconoscimento dello status di separato, per poi avviare successivamente la procedura atta ad avere il divorzio. Pertanto, qualora decidano di dividersi de facto, senza che vi sia un intervento giuridico, questo periodo non vale ai fini del lasso di tempo necessario per poter ottenere il divorzio. Separazione e divorzio richiedono il passaggio per vie burocratiche, non basta semplicemente che non si condivida più lo stesso tetto.

La separazione è in sostanza un periodo di pausa che la coppia si prende per decidere cosa fare. Al termine dello stesso si potrà ricongiungere l’unità familiare o al contrario proseguire con il divorzio. Rimane ferma la possibilità di conservare lo stato di separazione senza concludere il rapporto con il divorzio, con i coniugi che pertanto rimangono giuridicamente uniti come marito e moglie.

Il divorzio

Separazione e divorzio si susseguono pertanto, come un processo inevitabile per arrivare alla chiusura del rapporto matrimoniale. Dobbiamo specificare un aspetto importante: l’ordinamento italiano non riconosce né il divorzio consensuale, né il divorzio sanzione. Questo perché, nel primo caso, i diritti di natura familiare, non sono diritti disponibili. E non esiste il divorzio sanzione perché non è ammesso che il matrimonio cessi per colpa di uno dei due coniugi.

La legislazione nostrana concepisce il divorzio come rimedio al fallimento coniugale, ossia “la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita.”

Solo con la pronuncia della sentenza del divorzio, il matrimonio non produce più i suoi effetti.

Il legislatore non adopera mai il termine “divorzio”, neanche nella legislazione speciale. Esso rappresenta lo strumento giuridico attraverso il quale è possibile sciogliere il vincolo matrimoniale celebrato solo civilmente o far cessare gli effetti civili del matrimonio concordatario, ossia quello che, pur essendo stato celebrato in Chiesa, è stato trascritto nei registri dello stato civile.

Inoltre è l’unico istituto che fa cessare gli effetti giuridici del matrimonio con effetti ex nunc, ossia solo dal momento in cui il Giudice pronuncia la sentenza.

Il rapporto tra separazione e divorzio è evidenziato anche dal fatto che già la prima, comporta come effetto susseguente lo scioglimento della comunione, che avviene dal momento stesso in cui gli stessi coniugi sono autorizzati dl presidente del Tribunale a vivere separati o dalla data in cui sottoscrivono il processo verbale di separazione consensuale, purché omologato. L’ordinanza con la quale il Giudice autorizza i coniugi a vivere separati viene comunicata anche all’ufficiale civile, al fine di procedere all’annotazione dello scioglimento della comunione.

 

Il divorzio breve

La normativa previgente prevedeva che prima di poter procedere con la richiesta di divorzio, dovevano trascorrere tre anni dalla pronuncia di separazione. Era necessario che nel corso di questo periodo non ci fosse alcun riavvicinamento tra i coniugi: il periodo di distanza doveva essere continuativo, senza alcun tipo di interruzione. Il legislatore ha deciso di ritornare proprio su questo tema del lasso di tempo e ha varato il divorzio breve con la legge n.55/2015: per ottenere il divorzio sono sufficienti solamente dodici mesi. Questo nel caso di separazione giudiziale. Invece, se i coniugi hanno proceduto alla separazione consensuale, il periodo viene ulteriormente ridotto a sei mesi.

Inoltre il nostro sistema normativo non prevede il divorzio diretto, ovverosia la possibilità per le coppie che non hanno figli di interrompere il proprio matrimonio senza prima passare per la frase precedente della separazione

Gli alimenti

Nel periodo in cui il matrimonio si interrompe con la separazione, al coniuge che versa in una situazione di difficoltà economica, l’ordinamento prevede la possibilità che l’altro coniuge possa versargli gli alimenti. Gli alimenti dovranno essere tali da consentire un’esistenza decorosa all’altro coniuge, a differenza dell’assegno divorzile che sarà ora parametrato, con la nuova legge sul divorzio, al contributo che ognuno dei coniugi dà alla società famiglia.

Condizioni fondamentali affinché il coniuge possa avere diritto agli alimenti, sono che:

  1. non gli venga addebitata la separazione;
  2. non abbia già redditi propri;
  3. l’altro coniuge deve avere risorse sufficienti per poter provvedere a sé e all’altro coniuge. In caso contrario, non si procede.

 

Gli alimenti sono espressamente qualificati come prestazione personale. Per tale motivo, in caso di morte dell’obbligato questo dovere non transita a favore di nessun altro della famiglia. Il coniuge che en beneficia, non può cedere ad altri il suo credito, e quest’ultimo non può essere nemmeno oggetto di pignoramento.

L’assegno divorzile: ecco come funziona

Separazione e divorzio comportano come conseguenza primaria l’interruzione dei rapporti personali ma non certo dei rapporti economici. Se con la separazione sorge il diritto ad ottenere gli alimenti, con il divorzio il giudice può predisporre la corresponsione di un assegno divorzile. La decisione del giudice, con la nuova legge sul divorzio, sarà parametrata sul contributo che ognuno dei coniugi ha dato “all’azienda famiglia”, alla durata del matrimonio e all’età anagrafica dei coniugi. Devono sussistere questi requisiti oggettivi e soggettivi affinché posso nascere il diritto a godere di un assegno divorzile, diversamente nessun coniuge avrà l’obbligo di versare all’altro una somma economica per soddisfare i suoi bisogni primari.

Né deriva che l’assegno di divorzio non ha una somma predeterminata ma varia caso per caso, in base ai requisiti sopra riportati. Oggi la normativa italiana ha superato l’obsoleto criterio secondo il quale la somma che il coniuge doveva dare all’altro coniuge meno abbiente, doveva essere tale da garantirgli lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio.

L’assegno di divorzio non è sottoposto a revisione, non possono essere varate modifiche anche se vi sono dei cambiamenti di norme e di orientamenti giurisprudenziali. L’unica situazione in cui sono ammesse delle variazioni all’ammontare dell’assegno divorzile, è quando vengono a mutare queste condizioni:

  1. nuovo matrimonio del coniuge che percepisce una quota mensile,viene meno il diritto all’assegno;
  2. convivenza stabile con un nuovo partner, il giudice può rivederne la quantificazione.

 

Il Giudice, qualora ne ricorrano le condizioni, può disporre anche il versamento di una quota una tantum, ossia in un’unica soluzione, senza che vi siano dei versamenti mensili. In questo caso, il coniuge economicamente più debole non potrà chiedere altro, almeno che non si ritrovi nuovamente in una condizione di difficoltà economica.

 

Separazione e divorzio comportano poi conseguenze diverse circa l’eredità. Infatti, con il divorzio, non si ha più diritto a una quota sull’eredità dell’altro coniuge. Tuttavia se il coniuge ancora in vita versa in condizioni economiche indigenti, ha diritto a conservare l’assegno divorzile a carico dell’eredità. Con la separazione invece, il coniuge superstite conserva intatto il proprio diritto, dal momento che il vincolo matrimoniale è ancora in auge, non è interrotto.

Infine, anche con il divorzio, l’ex coniuge ha diritto al 40% del trattamento di fine rapporto (TFR) del partner. Se uno dei due coniugi muore, può essere richiesta la pensione di reversibilità, a patto che il defunto abbia cessato di lavorare quando il matrimonio era ancora in essere

Il mantenimento dei figli

In relazione al mantenimento dei figli, separazione e divorzio si comportano in modo sostanzialmente simile. La sospensione o la cessazione del rapporto matrimoniale, non fa venir meno il dover di assistenza economica, sociale e psicologica nei confronti della prole. Si distingue però se i figli siano maggiorenni o minorenni. Se ci sono minorenni, non è necessario nemmeno di inoltrare una richiesta al Tribunale, sarà il Giudice, all’atto di attestazione della separazione e divorzio a stabilire la somma da dover riconoscere al coniuge affidatario per provvedere alle sue necessità. Se il figlio è maggiorenne e non è economicamente autosufficiente, sarà allora necessario una richiesta esplicita e il Giudice vi provvederà sulla base della situazione economica della famiglia. La richiesta potrà essere formulata sia dal genitore che ha a carico il figlio, sia direttamente dal figlio.

La nuova legge sul divorzio, in particolare, preme per due concetti fondamentali: bigenitorialità e mantenimento diretto. Il tempo, che il figlio dovrà trascorre con i genitori, dovrà essere egualmente diviso e entrambi dovranno contribuire direttamente ai suoi bisogni primari.

Se il figlio è portatore di handicap, i genitori devono provvedere al suo sostentamento. Nel caso al figlio sia già riconosciuta una pensione d’invalidità, il giudice può anche decidere di non imporre l’assegno di mantenimento alle parti.

Così come per l’assegno divorzile, anche per l’assegno di mantenimento non è previsto un contributo fisso. I parametri da dover tener presente saranno:

a)      le esigenze del figlio;

b)      il tenore di vita avuto nel periodo della convivenza;

c)      l tempo di permanenza da ciascun genitore;

d)       le rispettive disponibilità economiche;

e)       i termini materiali dei compiti di cura e domestici assunti dagli stessi;

f)       si calcola anche la proprietà della casa, tanto che il giudice può decidere che a pagare la somma sia il coniuge rimasto dentro l’abitazione.

Lascia un commento :

* La tua email non sarà pubblicata