Stupro: assolti perché è “troppo mascolina”

stupro: assolti perchè lei è troppo mascolina
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Stupro di una giovane donna è al centro di numerosi diatribe e critiche nei confronti dell’attività dei giudici, i quali hanno assolto gli aguzzini perché “la ragazza è troppo mascolina”.

Ma analizziamo come i giudici sono arrivati a questa decisione.

 

La vicenda

 

L’esser poco avvenente e femminile è causa di esclusione dell’accusa di stupro

A questa conclusione sono arrivati i giudici che hanno così assolto tre ragazzi dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di una loro coetanea.

Il caso risale al 9 marzo 2015, giorno in cui una ragazza ventenne, di origini peruviane, ha denunciato di essere stata vittima di uno stupro.

In particolare, la giovane afferma di aver subito violenza nei pressi di un parco ad Ancona da parte di un suo coetaneo con l’aiuto di un amico, anch’essi peruviani.

Una volta ritornata a casa, la ragazza ricordava poco di quanto prima fosse successo e accompagnata dalla madre, si è recata in ospedale denunciando quanto le era accaduto.

La ragazza ammetteva che non era in condizione di affermare se avesse iniziato il rapporto in maniera consenziente ma dichiarava di aver chiaramente detto al ragazzo di fermarsi, senza ottenere però alcun risultato.

Dalle analisi effettuate presso il nosocomio marchigiano, è stato possibile accertare che la ragazza aveva in corpo un elevato quantitativo di benzodiazepine, o più comunemente detto “droga dello stupro”, probabilmente inserita dai ragazzi nella birra che la ragazza stava consumando.

Inoltre i medici refertavano che la ragazza aveva riportando ulteriori ferite, per le quali è stata necessario sottoporla ad intervento chirurgico.

 

Il processo

Una volta completate le indagini, il giudice di primo grado, nell’udienza del 6 luglio 2016 ha condannato i due giovani, i quali hanno proposto appello.

Equi che si è consumata la seconda tragedia per la giovane; infatti la Corte d’Appello di Ancona ha assolto i due giovani, ribaltando completamente il verdetto del giudice di prime cure.

 

Nella motivazione della sentenza, i giudici della Corte di Appello, hanno statuito che “la ricostruzione della vittima non è credibile”. L’ipotesi paventata dai Giudici è che lo stupro non sia mai avvenuto e che in realtà, l’ipotesi che loro ritengono più plausibile è che sia stata la giovane, denominata anche come “la scaltra peruviana”, l’organizzatrice della serata, cercando poi di celare alla madre la serata che aveva vissuto, inscenando lo stupro, dopo aver bevuto troppo.

 

In aggiunta a quanto viene motivato, la Corte di Appello di Ancona ha ritenuto di ritrovare un ulteriore valido elemento, a sostegno della propria tesi, nell’aspetto della giovane, definito “troppo mascolino”, la quale, quindi, essendo poco attraente, non poteva aver subito uno stupro.

Altro elemento utilizzato a sostegno della decisione assunta è stato l’asserzione che la ragazza neppure piaceva all’imputato, il quale avrebbe registrato il suo numero di cellulare con il nominativo “Vikingo”, sottolineando la mancanza di sensualità, tipicamente femminile.

 

 

Gli sviluppi della vicenda

La decisione della Corte di Appello è ben presto divenuta di dominio pubblico, innescando immediatamente numerose reazioni da parte di chi è rimasto sconcerto dalle argomentazioni trattate. Le reazioni di rabbia, mista a rassegnazione, si sono moltiplicate in poco tempo, da parte di chi si sente abbandonato a sé stesso, in un Paese dove non si ha più fiducia nella giustizia.

Molte donne e uomini hanno deciso di scendere in piazza e attraverso l’organizzazione di un flash-mob, di manifestare il loro sdegno dinanzi all’assoluzione dei due imputati. Muniti di slogan e cartelli, questi hanno mostrato il loro appoggio nei confronti di quelle vittime sminuite, lottando per eliminare la sottovalutazione di ogni tipo di violenza.

 

Le motivazioni assunte dai Giudici, sono state considerate vergognose e lontane dalla ricerca della verità a cui invece dovrebbe mirare la magistratura.

Si sono ribaltati i ruoli della storia, con la giovane che è passata da vittima a carnefice, ad essere esposta in pubblica piazza con l’accusa di aver inscenato lei lo stupro e passando ulteriormente come una strega malvagia che tesse le fila di una trama completamente fantasiosa.

 

Il ministero della Giustizia e il guardasigilli, Alfonso Bonafede, hanno deciso di inviare degli ispettori presso la Corte di Appello di Ancona per analizzare i fatti e conoscere da vicino tutte le carte di una vicenda dai molti lati oscuri.

Augurandosi che la Corte di Cassazione possa ribaltare nuovamente la decisione e dare alla giovane un piccolo sollievo, dopo il tanto e gratuito dolore che le hanno arrecato

 

Stupro: cosa prevede la Legge

L’art. 609 bis del Codice penale regola la violenza sessuale: «Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:

  1. abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;
  2. traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona».

Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi

 

Il legislatore ha disciplinato il reato di violenza sessuale, prevedendo due fattispecie principali: la violenza sessuale per costrizione e la violenza sessuale per induzione, per le quali ha stabilito una pena che va da cinque a dieci anni di reclusione, nonché altre fattispecie per le quali ha previsto pene edittali anche maggiori.

L’obiettivo è di introdurre. A stretto giro di posta, il Codice Rosso, ossia una regolamentazione che aggravi le pene per chi è responsabile di stupro, di femminicidio o di ogni altro atto di violenza.

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