Taglio dei parlamentari: ridotto il numero di deputati e senatori

taglio dei parlamentari
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Taglio dei parlamentari, ora è Legge. La riforma comporterà una drastica riduzione del numero dei parlamentari, che passano da 945 a 600.

Taglio dei parlamentari: quali sono le novità?

Il taglio dei parlamentari è stato approvato dalla Camera, al termine di un iter lungo, che ha inevitabilmente risentito delle tensioni in seno al Governo e poi del successivo cambio della maggioranza.

Il voto definitivo si è svolto a scrutinio palese. Essendo una riforma costituzionale il provvedimento, per passare, necessitava della maggioranza assoluta (cioè 316 voti). Cifra ampiamente superata, con 551 voti favorevoli.

Questa nuova legge costituzionale comporterà il taglio del numero dei deputati e dei senatori a partire dalla prossima legislatura. In particolare i deputati saranno ridotti dagli attuali 630 a 400 e i senatori da 315 a 200.

Questa riforma comporterà una riduzione totale di 345 parlamentari e un risparmio netto per i cittadini di oltre 500 milioni di euro all’anno, che potranno essere reinvestiti per altre necessità.

Il Legge approvata dalla maggioranza di Governo prevede delle sostanziali modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. La procedura è stata particolarmente lunga e piena di complicazioni, dovendo, come detto, apportare delle sostanziali novità al testo della Costituzione.

L’art. 138, infatti, prevede che le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali devono essere approvate da ciascun ramo del Parlamento con due distinte deliberazioni, tra le quali devono intercorrere almeno tre mesi; nella seconda deliberazione di ciascuna camera, per l’approvazione è necessaria la maggioranza assoluta. L’art. 72 della Costituzione esclude che i progetti di legge costituzionale possano essere approvati dalle commissioni parlamentari in sede deliberante.

La legge così approvata è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale prima della promulgazione e, quindi, non entra ancora in vigore. Entro tre mesi dalla pubblicazione, un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali possono chiedere che sia sottoposta a referendum confermativo (cosiddetto referendum costituzionale); la legge è promulgata solo se è stata approvata dal corpo elettorale con la maggioranza dei voti validi, nel caso sia stata sottoposta a referendum, o se sono decorsi i tre mesi dalla pubblicazione senza che il referendum sia stato richiesto.

Il referendum non può essere chiesto se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere con la maggioranza qualificata di due terzi dei componenti; in tal caso, quindi, la legge può essere immediatamente promulgata dal Presidente delle Repubblica.

Il taglio dei parlamentari riguarderà anche i seggi previsti nelle circoscrizioni estere: i deputati eletti nella circoscrizione all’estero il taglio prevede il passaggio da 12 a 8 mentre per i senatori da 6 a 4.

Si assiste anche ad un cambio relativo alla ripartizione dei seggi tra circoscrizioni la quale avverrà tramite la divisione degli abitanti della Repubblica non più per 618 ma per 392.

I seggi inoltre andranno divisi proporzionalmente alla popolazione di ogni circoscrizione sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Inoltre, tra le novità introdotte, vi rientra anche una modifica al comma tre dell’articolo 57 della Costituzione, che consiste nella possibilità per le Regioni e Province autonome di avere un numero di senatori non superiore a tre.

Grazie a questa legge dunque si darà vita ad un taglio generale dei costi della politica, portando ad uno snellimento dei procedimenti rendendo conseguentemente le istituzioni dotate di maggiore efficienza.

Il risparmio calcolato si aggira sui 500 milioni di euro all’anno, quasi 3 miliardi a legislatura: una somma non particolarmente elevata ma certamente utile per lo svolgimento di ulteriori attività necessarie alle esigenze più immediate dei cittadini.

M5S, PD e Lega: tra esultanze e critiche

Il Movimento 5 stelle esulta dinanzi al successo della legge sul taglio dei parlamentari che costituiva , insieme al reddito di cittadinanza, alla legge sul voto di scambio e allo spazzacorrotti, uno dei pilastri dell’azione politica del partito.

Soddisfazione anche da parte del Partito Democratico che, dopo essere stato parecchio restio al taglio dei parlamentari, ha deciso di appoggiare l’iniziativa degli alleati di Governo, in attuazione del programma che gli stessi hanno sottoscritto.

Durissima la reazione delle Lega, che dopo aver votato favorevolmente per 3 delle 4 votazioni che si sono succedute,

La Lega, come annunciato da Matteo Salvini, ha votato favorevolmente a tale riforma: “Noi l’abbiamo votata tre volte, ci abbiamo sempre creduto. Vediamo se il Pd invece cambia idea. Ha sempre votato contro, vediamo se cambia idea“. Sulla stessa linea si è espressa anche Forza Italia annuncia il suo voto favorevole in aula per bocca di Laura Ravetto: “Al M5S dico, però, abbandoniamo la mitomania della finta democrazia diretta“.

Non si è fatta attendere la replica dal capogruppo Graziano Delrio: “Il nostro è diventato un sì perché sono state accolte le nostre ragioni. Non è una cambiale in bianco, il voto favorevole al taglio degli eletti, ma è un primo passo accompagnato da “riforme precise e garanzie, frutto di un lavoro serio e si è trovata una sintesi efficace“.

Anche Ettore Rosato, coordinatore di Italia Viva, afferma ad Agorà su Raitre: “Non sono felice di votarlo, ma l’ho fatto perché è inserito in un accordo che è stato fatto dal Partito democratico, dal movimento 5 stelle“.

Di diverso avviso è stata la posizione di Più Europa che ha espresso voto contrario : “Zingaretti e Renzi non dovevano appoggiare tale riforma.” Ancora più dura Emma Bonino: “Il ‘taglio dei parlamentari’ con la ghigliottina dell’antipolitica non è una riforma, ma un oltraggio al Parlamento e una mutilazione della Costituzione“.

Intanto sul Blog delle stelle torna nel mirino quella “casta” al centro delle accuse sin dagli istanti fondativi del movimento. “Oggi è un grande giorno per rendere più ‘normale’ la politica e far capire alla casta che l’era dei privilegi è finita”, esulta il Movimento. “Siamo sul rettilineo finale, quello che arriva dritto al traguardo. Un ultimo scatto e ci siamo!”, scrivono i cinquestelle. “In queste ore ci passano davanti tutte le battaglie che abbiamo fatto negli ultimi 10 anni per raggiungere questo obiettivo. Oggi consegneremo al Paese un cambiamento che inciderà direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini. 1 miliardo di risparmi equivale infatti a 1 miliardo da instire in trasporti, scuole, ospedali”.

“La più attesa e promessa degli ultimi decenni, scelta obbligata per restituire credibilità alle Istituzioni”, ha detto il relatore Giuseppe Brescia (M5S).

 

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