Professionisti e semplificati: obbligo conto corrente dedicato?

obbligo conto corrente dedicato
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Nuovi chiarimenti in materia di obbligo conto corrente dedicato anche per i professionisti e semplificati. L’Esecutivo effettua un passo indietro, andando ad eliminare l’articolo che avrebbe colpito circa 1,4 milioni di contribuenti in regime forfettario e 2,2 milioni di contribuenti in regime ordinario, obbligando i titolari di una partita Iva individuale ad avere due differenti conti correnti bancari. Mediante la pubblicazione del Decreto Fiscale 2020 in Gazzetta Ufficiale, si è ufficialmente stabilito che suddetto obbligo non troverà applicazione.

Obbligo conto corrente dedicato: in cosa consiste?

La novità contenuta nella bozza del Decreto Fiscale e successivamente eliminata dalla stesura del testo definitivo, consisteva nell’estensione dell’obbligo di conto corrente dedicato anche in capo ai professionisti e semplificati. La novità prevedeva una variazione di quanto disciplinato dagli art. 18 e 19 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973.

In particolare, si affermava che l’obbligo di uno o più conti correnti bancari o postali, tenuti unicamente per i flussi relativi all’esercizio dell’attività, sia relativamente ai prelievi per le spese sia in materia di versamenti, vigeva prescindendo dal tipo di regime di determinazione del reddito utilizzato. La versione definitiva del Decreto Fiscale ha però precisato che non ci saranno variazioni, mediante la non inclusione al suo interno dell’articolo Obbligo conto dedicato per le imprese individuali ed i professionisti.

Ne consegue che attualmente, obbligati alla tenuta di un conto specifico ed unico, risultano essere solo le società di capitali e le società di persone, di professionisti e le ditte individuali che presentano un fatturato maggiore a 400.000 euro, esclusivamente nei casi di contabilità ordinaria.

Contrasto all’evasione fiscale con conto corrente dedicato

La previsione dell’obbligo di conto corrente dedicato mirava all’ottenimento di un nuovo strumento finalizzato a fronteggiare il fenomeno dell’evasione fiscale. Esso quindi doveva generare un “effetto deterrente”, capace di limitare l’evasione fiscale, aggiungendosi accanto alle ulteriori iniziative aventi stessa finalità, come le e-fatture e lo scontrino elettronico.

Si puntava dunque ad una maggiore rintracciabilità delle attività dei contribuenti, misura che avrebbe obbligato circa 3,6 milioni di contribuenti ad aprire un distinto conto corrente predisposto solamente per le movimentazioni relative all’attività esercitata.

La decisione di non procedere con l’applicazione dell’obbligo in riferimento, comporta anche la rinuncia all’aumento delle entrate che, secondo quanto stimato, ammonta:

  • 5,2 milioni di imposta sostitutiva;
  • 38,2 milioni di Irpef;
  • 24,6 milioni di Iva;
  • 2,7 milioni di Irap.

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