Rientro dei cervelli: detassazione per i lavoratori che tornano in Italia

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Rientro dei cervelli: agevolazione con il Decreto Crescita

Con la bollinatura del  Decreto Crescita, sono stati previsti degli sgravi Irpef per chi deciderà di tornare in Italia a lavorare ( rientro dei cervelli ), soprattutto al Sud. L’agevolazione riguarderà tutte le classi lavoratrici, non più solo i laureati, ma escluderà chiunque sia tornato prima dell’approvazione della legge.

Detassazione dal 50% al 70% e fino al 90%

Il Governo per favorire il rientro dei cervelli in Italia (anche i lavoratori stranieri che scelgono l’Italia per vivere e lavorare) ha rafforzato le misure agevolative in essere, proponendo un’ulteriore riduzione dell’imponibile fiscale ed estendendo la loro durata (da 4 a 6 anni). Nello specifico per gli “impatriati” e per il “rientro dei cervelli” che trasferiscono la residenza in Italia dal periodo d’imposta successivo alla data di entrata in vigore del decreto è prevista un’ulteriore riduzione dell’imponibile fiscale che passa dal 50 al 70%. Tale percentuale è elevata al 90% per le regioni del Sud.

La fuga dei cervelli non riguarda solo i laureati, difatti sono diversi i lavoratori che scappano dall’Italia – soprattutto dal Sud – giovani e meno giovani con qualunque titolo di studio e/o qualsiasi attività. L’attività lavorativa, non più in posizione direttiva o di elevata qualificazione o specializzazione, dovrà essere svolta nel territorio italiano, ma non più necessariamente a favore di un’impresa residente o da una sua controllata.

Altra novità riguarda la riduzione da cinque a due i periodi d’imposta di residenza all’estero precedenti il trasferimento.

Confermato l’impegno a risiedere in Italia per almeno due anni post-rimpatrio. Ulteriore novità è quella relativa l’estensione della platea dei fruitori dell’agevolazione, difatti il regime di favore può trovare applicazione oltre che a lavoratori dipendenti, possessori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (circolari 22/E/2004 e 17/E/2017) e lavoratori autonomi, anche alle persone fisiche che avviano un’attività d’impresa dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2019.

L’agevolazione è inoltre estesa per altri cinque periodi d’imposta, con concorrenza alla formazione del reddito complessivo al 50% dell’ammontare dei redditi prodotti come impatriati, in presenza di almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo, e dell’acquisto di un immobile residenziale in Italia, anche da parte del coniuge, del convivente o dei figli, anche in comproprietà.

Infine, i cittadini italiani non iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero rientrati in Italia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 possono accedere ai benefici fiscali di cui al presente articolo purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi“, si legge infatti nel decreto.

Investimenti immobiliari, dividendi e capital gain

A norma dell’art. 24-bis, le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia possono optare per l’assoggettamento all’imposta sostitutiva per i redditi prodotti all’estero individuati dall’art. 165 comma 2, a condizione che siano state fiscalmente residenti in Italia, per un tempo almeno pari a nove periodi d’imposta nel corso dei dieci precedenti l’inizio del periodo di validità dell’opzione. L’imposta sostitutiva va calcolato forfettariamente, a prescindere dall’importo dei redditi percepiti, nella misura di 100.000 euro per ciascun periodo d’imposta in cui è valida la predetta opzione.

L’imposta dovrà essere versata in un’unica soluzione, entro la data prevista per il versamento del saldo delle imposte sui redditi.

 

 

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