Fatture false: inasprimento delle pene per il 2020

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Reati tributari: in arrivo novità per il 2020

Il Decreto Fiscale 2020 collegato alla Legge di Bilancio 2020 apporta differenti variazioni al D.Lgs. n. 74/2000, attinente ai reati relativi alle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, e nello specifico, presta particolare attenzione al reato di frode fiscale attraverso l’emissione di fatture false.

Si prevede così un inasprimento delle pene per il nuovo anno, che vede la soglia minima di anni di reclusione aumentare da un anno e sei mesi a quattro anni mentre la soglia massima incrementata da sei a otto anni.

 

La riforma penal-tributaria

Quanto stabilito dal Decreto Fiscale 2020 forma parte della più vasta riforma nel settore penal-tributario la quale definisce un aggravio del trattamento sanzionatorio da sottoporre a chiunque generi reati fiscali ai sensi del D.Lgs. n. 74/2000, indicandone i più gravi inoltre all’interno del catalogo dei reati, cui compimento comporterà la responsabilità amministrativa degli enti secondo quanto disciplinato dal D.Lgs. n. 231/2001.

Ancora la riforma prevede la confisca per sproporzione per i reati tributari, ossia il sequestro dei beni, sui quali non potrà essere generato alcun tipo di giustificazione da parte del soggetto titolare o possessore di altro tipo di titolo, circa la sua provenienza, ad un livello sproporzionato in confronto al reddito o alla attività economica.

 

Fatture false: incremento della pena

In caso di dichiarazione fraudolenta effettuata attraverso l’utilizzo di fatture false o ulteriori documenti attestanti operazioni non veritiere, il soggetto in questione sarà sottoposto ad un trattamento sanzionatorio che, con il Decreto Fiscale 2020, vede aumentare il limite minimo della pena il quale, dall’originario anno e sei mesi, passa a quattro anni di prigione.

Per quanto concerne invece il tetto massimo di reclusione, anch’esso aumenta da sei a otto anni.

Sarà quindi punito chiunque predisponga fatture false o altri tipi di documenti fittizi, effettuando l’indicazione in una dichiarazione di tali elementi passivi relativi ad operazioni, parzialmente o talmente, inesistenti, con lo scopo ultimo di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto.

La pena colpisce non soltanto la circostanza di dichiarazione infedele dovuta dall’emissione di fatture false con la quale si agisca per l’indicazione di elementi attivi di valore minore rispetto a quello reale, ma anche qualora il contribuente faccia ricorso ad un falso impianto contabile e documentale, volto a contrastare le azioni di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria.

 

Valori minori a 100.000 euro: come agire?

In tema dei reati relativi alle fatture false, il Legislatore aveva stabilito di non definire soglie specifiche secondo le quali la pena potesse trovare applicazione, ma di conferire rilevanza penale prescindendo dall’importo effettivamente soggetto ad evasione.

Nonostante ciò, è stato previsto che per gli elementi passivi, correlati ad operazioni inesistenti, cui valore non superi i 100.000 euro, continuerà ad applicarsi la pena che prevede la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.

In tal modo, i reati di fatture false relativi ad importi inferiori potranno godere di un trattamento meno rigido.

 

Fatture false: estinzione del debito tributario

Il Decreto Fiscale 2020 conferisce la possibilità di agire per l’estinzione del debito tributario, incluse sanzioni amministrative ed interessi.

Infatti, se il soggetto interessato predisponga il pagamento totale degli importi dovuti previa apertura del dibattimento, anche successivamente alle procedure conciliative e di adesione all’accertamento stabilite dalle norme tributarie, e del ravvedimento operoso, sarà possibile ottenere la riduzione fino alla metà della pena.

 

 

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