Omesso versamento: quando si realizza la fattispecie penale?

omesso versamento
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Il peso della crisi e delle problematiche economiche può spingere le imprese a rifiutarsi persistentemente di adempiere all’ obbligo di versare le ritenute dovute al Fisco, determinando così la cosiddetta “evasione da riscossione”. Ma quando l’omesso versamento è reato penale? In questo paragrafo faremo una breve analisi sui limiti previsti dalla legge e soprattutto sulle cause di non punibilità per omesso versamento IVA, ritenute ed indebita compensazione.

Omesso versamento ritenute

Secondo l’art. 10-bis del D.Lgs. n. 74/2000, sarà punito con la reclusione da sei mesi a due anni, chiunque non provveda, entro il termine stabilito, al pagamento delle ritenute avendo di conseguenza un comportamento omissivo protratto nel tempo.

Per incorrere in tale reato, è necessario che si sia in presenza di dolo generico, in cui le imprese mediante l’omesso versamento, accompagnato dall’ elemento soggettivo consistente in una condotta consapevole e volontaria, possano esser causa di danni alla pubblica amministrazione.

Come enunciato dall’art. 7 del D.Lgd. 158/2015 sono state apportate delle modifiche dell’illecito. Vi è la possibilità di colpire l’omesso versamento delle ritenute dovute sulla base della dichiarazione annuale seppur non certificate e inoltre, l’ammontare della soglia di punibilità è stato elevato a 150.000 euro per ogni periodo di imposta.

Tuttavia, l’imputato può invocare la crisi d’impresa come causa di esclusione della responsabilità penale qualora dimostri la sua non imputabilità della crisi economica che ha percosso l’azienda e dell’impossibilità di contrastare la crisi di liquidità tramite le risorse a sua disposizione.

Omesso versamento IVA

Nel caso in cui venga a mancare il versamento dell’imposta sul valore aggiunto dovuto in base alle dichiarazione annuale, l’art. 8 del D.Lgd. 158/2015 prevede la reclusione da sei mesi a due anni.

Per avere rilevanza penale, è necessario che si oltrepassi la soglia di punibilità pari a 250.000 euro per ciascun periodo di imposta e che sia possibile dimostrare la presenza di dolo generico.

Come affermato durante la sentenza n. 46953/2018, nella trasgressione dell’omesso versamento dell’ IVA nel calcolo della soglia, bisognerà considerare solo ed esclusivamente l’IVA non versata, dunque evasa, e non anche gli eventuali interessi.

Anche in questa circostanza, è possibile considerare la crisi di liquidità come fattore di esclusione della responsabilità penale purché essa sia integrata dalla prova della non imputabilità delle problematiche finanziare al soggetto in questione e che nonostante l’utilizzo di ogni mezzo consono, non sia riuscito a superare le difficoltà

Indebita compensazione

Chiunque decida di non versare le ritenute, utilizzando in compensazione crediti inesistenti oppure non spettanti per un importo annuo superiore a 50.000 euro, è punito con la pena della reclusione per un periodo che nel primo caso va da sei mesi a due anni e nel secondo, da sei mesi a sei anni.

In particolar modo, risalta la possibilità di effettuare una distinzione tra le condotte in base alla natura della compensazione la quale può avvenire attraverso un credito non spettante, per il quale intendiamo quel credito inutilizzabile, oppure mediante un credito inesistente.

La responsabilità ricade solo in capo al contribuente nonostante sia in teoria addebitabile a chiunque.

Confisca fiscale

Una delle metodologie più utilizzate per fronteggiare l’omesso versamento è la confisca fiscale, la quale permette la riscossione dovuto a causa dell’azione di evasione, valutando l’ammontare dell’imposta evasa stessa. Se il contribuente si impegna a versare all’ Erario la parte dovuta, la confisca non sarà riferita per quest’ultima, anche se si sia dinanzi ad una situazione di sequestro.

Quali sono le cause di non punibilità?

Due sono le cause di non punibilità da prendere in considerazione:

  • l’estinzione del debito tributario, delle sanzioni amministrative ed interessi attraverso il pagamento delle quote necessarie purché questo avvenga prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado;
  • l’estinzione del debito tributario mediante un pagamento rateizzato entro un termine di tre mesi, con la possibilità di proroga se ritenuta opportuna da parte del giudice.

 

 

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