Web Tax 2.0: ecco le novità a partire dal 2019.

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Al fine di evitare la procedura di infrazione e salvare le due misure varate dal governo gialloverde (reddito di cittadinanza e quota 100), sarà introdotta, nella Legge di Bilancio 2018, e quindi a partire dal 2019, la Web Tax. Scopriamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Web Tax 2019: ambito oggettivo

La web tax è un’imposta sostitutiva (aliquota del 3%) che si applica ai ricavi derivanti dalle prestazioni di servizio effettuate tramite mezzi elettronici, al netto dell’IVA. Si tratta di un prelievo del 3% destinato a colpire determinati tipi di impresa. Ovvero imprese, che hanno ricavi ovunque realizzati non inferiori a 750 milioni e ricavi derivanti da servizi digitali non inferiori a 5,5 milioni.  Occorre attendere il maxiemendamento, per conoscere nel dettaglio l’applicabilità di tale imposta e i tempi di entrata in vigore.

La web tax si svilupperà su 3 punti salienti:

  1. pubblicità mirata agli utenti della rete online;
  2. fornitura di servizi venduti su piattaforme digitali (Airbnb, Booking, Just eat, etc…);
  3. trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo sempre di un’interfaccia digitale.

 

Ambito soggettivo

La web tax si applica ai soggetti che in un anno effettuano più di 3.000 prestazioni di servizi digitali.

Sono escluse le operazioni business to consumer, ovvero tra privati. Pertanto l’imposta colpisce solo le operazioni business to business.

Di conseguenza, l’imposta non colpisce:

  • le transazioni digitali rese nei confronti dei privati (B2C);
  • le prestazioni rese nei confronti dei c.d. contribuenti minimi;
  • le prestazioni rese nei confronti dei soggetti in regime di vantaggio per imprenditoria giovanile;
  • le prestazioni rese nei confronti dei lavoratori in mobilità.

 

Quando versare la web tax?

L’imposta che deriva dall’applicazione dell’aliquota del 3% all’ammontare dei ricavi tassabili, realizzati dal soggetto passivo in ciascun trimestre, dovrà essere versata entro il mese successivo a ciascun trimestre e alla presentazione della dichiarazione annuale dell’ammontare dei servizi tassabili prestati entro 4 mesi dalla chiusura del periodo d’imposta.

Conclusioni

Il ministro dello Sviluppo economico, Luigi di Maio, ha definito la web tax come una «tassa per i big della rete e solo per loro». I ricavi della web tax finanzieranno il reddito di cittadinanza. Infatti, a seguito dei tagli adoperati dalla commissione europea, alla prima Legge di Bilancio presentata dal governo gialloverde, la web tax è condizione necessaria affinché venga iniettata nuova linfa alle casse dello Stato.

Il ministro Di Maio ha proseguito affermando che la web tax colpirà soltanto colossi come Facebook, Google e i loro competitors. La nuova imposta entrerà in vigore dal sessantesimo giorno successivo alla pubblicazione della manovra in Gazzetta.

In conclusione ciò che dobbiamo domandarci è: l’introduzione della web tax, già varata dal governo Renzi ma mai entrata in vigore, e i tagli alle Ferrovie dello Stato sono misure strettamente necessarie per finanziare reddito di cittadinanza e quota 100?

 

 

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