La deducibilità delle spese di sponsorizzazione ai fini IRES

spese di sponsorizzazione
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Le spese di sponsorizzazione rientrano nella disciplina fiscale delle “spese di pubblicità”, integralmente deducibili secondo le regole generali, a patto che vi sia un nesso tra l’attività sponsorizzata e quella messa in atto dallo sponsor, e che siano verificati i principi di inerenza ed economicità.

Definizione contratto di sponsorizzazione

La sponsorizzazione può essere definita come un contratto bilaterale, a prestazioni corrispettive, in base al quale il soggetto sponsorizzato o sponsee si obbliga nei confronti dello sponsor ad effettuare determinate prestazioni pubblicitarie (quali, ad esempio, dare visibilità al nome, al marchio, al logo dello sponsor) dietro versamento di un corrispettivo che può consistere in una somma di denaro, in beni o servizi, che lo sponsor deve erogare direttamente o indirettamente. In tal senso si è espressa l’Amministrazione finanziaria, nella Risoluzione n. 356/E/2002.

In particolare, tra le varie configurazioni che può assumere il contratto di sponsorizzazione, e quindi le varie spese di sponsorizzazione, la fattispecie più diffusa viene inquadrato come “sponsorizzazione tecnica”.  In tal caso, lo sponsor diventa fornitore dello sponsee, obbligandosi a fornirgli prodotti che rientrano nell’esercizio della sua attività di impresa.

Le spese di sponsorizzazione ai fini delle imposte dirette

Per quanto riguarda il trattamento ai fini delle imposte dirette, le spese di sponsorizzazione rientrano nella disciplina fiscale delle “spese di pubblicità”, integralmente deducibili secondo le regole generali, a patto che vi sia un nesso tra l’attività sponsorizzata e quella messa in atto dallo sponsor, e che la prima sia effettivamente riconducibile ad una diretta aspettativa di ritorno commerciale. Le spese di pubblicità sono deducibili, senza limitazioni di importo, nel limite della quota imputabile a ciascun esercizio.

Le spese di sponsorizzazione, per risultare integralmente deducibili come spese di pubblicità, devono:

  • Avere come scopo quello di reclamizzare un prodotto commerciale, oppure il nome, il marchio o il logo dell’impresa;
  • Essere corrisposte a fronte di un obbligo sinallagmatico del soggetto beneficiario.

In virtù di quanto sopra detto, al fine di non avere alcun problema, a seguito di un probabile accertamento, è consigliato conservare tutto il materiale che comprovi l’effettiva esposizione del logo della Società nell’ambito dell’evento, come ad esempio, sito web, brochure, fotografie, ecc., in modo tale da consegnarlo in sede di una eventuale verifica da parte dell’Ufficio.

Inerenza principio fondamentale per la deducibilità

I giudici della Corte di Cassazione con l’ordinanza del 4 dicembre 2017 n. 28917, hanno stabilito che le spese di sponsorizzazione sono integralmente deducibili se si dimostrano i possibili vantaggi fiscali conseguibili, respingendo un ricorso di un contribuente.

I giudici hanno confermato quanto previsto dall’avviso di accertamento, ovvero la ripresa a tassazione di alcune spese di sponsorizzazione, rilevando l’antieconomicità del costo derivante dal contratto di sponsorizzazione.  Non bisogna, cioè, giustificare semplicemente la congruità dei costi, rispetto ai ricavi o all’oggetto sociale, ma è necessario dimostrare l’economicità delle spese di sponsorizzazione.

Le spese di sponsorizzazione ai fini delle imposte indirette

Per quanto attiene l’IVA, il contratto di sponsorizzazione è caratterizzato dalla presenza di uno scambio di prestazioni e controprestazioni tra due soggetti. Tale peculiarità consente di inquadrare tale contratto tra le operazioni permutative, disciplinate dall’art. 11 del Decreto IVA, secondo il quale entrambe le prestazioni (sia quella dello sponsor sia quella dello sponsee) “sono soggette all’imposta separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono effettuate”. Pertanto, tale normativa prevede che debba essere assoggettata all’imposta ciascuna operazione, senza avere alcuna possibilità di effettuare la compensazione dei corrispettivi derivanti dalle prestazioni in esame.

Conseguentemente, entrambe le parti devono provvedere, ai sensi dell’art. 21 del Decreto IVA, alla fatturazione ed alla registrazione dell’operazione dagli stessi effettuata. Inoltre, il momento impositivo per entrambe le operazioni può essere individuato nel momento in cui avviene la seconda prestazione. In tal senso si è espresso anche il MEF, con la Risoluzione n. 75/2000, affermando che “le predette operazioni sono autonomamente soggette all’imposta ai sensi dell’art. 11 comma 1 del DPR 633 e le relative basi imponibili, a norma del successivo art. 13, lettera d), sono costituite dai valori normali da determinarsi secondo le modalità indicate dall’art. 14”.

 

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