Stabile organizzazione: ecco come investire all’estero.

Stabile organizzazione
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Spesso piccoli e medi imprenditori italiani per accrescere il proprio business valutano l’ipotesi di espandere l’attività anche all’estero. Ma in che modo si può investire all’estero? Un’impresa italiana può decidere di insediarsi all’estero mediante tre forme giuridiche:

  1. costituzione di una società estera;
  2. ufficio di rappresentanza;
  3. stabile organizzazione (branch).

In questo articolo analizziamo tutti gli aspetti legali, fiscali e contabili della modalità di insediamento all’estero con una stabile organizzazione.

Definizione di stabile organizzazione

In ambito internazionale (OCSE) la stabile organizzazione (o branch) è una sede fissa di affari mediante la quale l’impresa non residente esercita in tutto o in parte la sua attività sul territorio dello Stato. Per la normativa italiana la stabile organizzazione comprende:

  • una sede di direzione;
  • una succursale;
  • un ufficio;
  • un’officina;
  • un laboratorio;
  • una miniera, giacimento petrolifero o altri luoghi di estrazione di risorse naturali;
  • una continuativa presenza economica nello Stato.

Un cantiere è considerato “branch” soltanto se l’attività abbia una durata superiore a tre mesi. Un soggetto, residente o non residente, è considerato stabile organizzazione se conclude abitualmente contratti in nome dell’impresa.

Sono invece esclusi dal concetto:

  • installazione ai soli fini di deposito, esposizione e consegna di beni;
  • disponibilità di beni immagazzinati;
  • sede fissa di affari

Aspetti legali e contabili

Dunque potrebbe capitare che un’impresa italiana decida di espandere il suo core business anche all’estero, decidendo di non aprire una società estera controllata, ma costituire una stabile organizzazione. Dal punto di vista legale non esiste nessuna normativa specifica, pertanto è equiparata come la sede secondaria della società “nazionale”.

L’aspetto importante è che la stabile organizzazione è dotata di un proprio codice fiscale e partita Iva identificativa nel territorio dello Stato in cui opera. Inoltre non c’è bisogno della sottoscrizione del capitale sociale ma basta un fondo di dotazione per lo svolgimento dell’attività estera.

La società residente nello Stato deve redigere le scritture contabili in modo da annotare separatamente le operazioni di gestione della società madre e della stabile organizzazione estera, determinando quindi separatamente i risultati d’esercizio.

Fiscalità

Al fine di favorire l’internazionalizzazione dei soggetti economici, le stabili organizzazioni possono adottare il regime fiscale Branch exemption. Tale regime attribuisce la facoltà alle imprese residenti nel territorio dello Stato di optare per l’esenzione degli utili e delle perdite attribuibili a tutte le stabili organizzazioni all’estero, a differenza del meccanismo di credito di imposta previsto precedentemente. La branch exemption è esercitabile su base opzionale, è efficace nei confronti di tutte le stabili organizzazioni estere ed è irrevocabile.

In questo modo, gli utili prodotti dalla stabile organizzazione estera e attribuiti alla società residente, non scontano la tassazione prevista per i dividendi distribuiti da società controllate. Per lo stesso discorso degli utili, la società residente non potrà compensare le eventuali perdite derivanti dall’attività della stabile organizzazione estera.

Conclusioni

Nella scelta di investimento estero, la “Branch” rappresenta sicuramente una valida opzione per gli imprenditori. La stabile organizzazione è un istituto tributario che implica una struttura societaria molto semplice in cui gli utili conseguiti sono esclusi dalla tassazione nel Paese residente della società. Dall’altra parte bisogna però considerare che la struttura societaria semplice implica anche l’assenza della responsabilità patrimoniale della stabile organizzazione, in quanto considerata soltanto una sede secondaria della società nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

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