Lavoratore dipendente in malattia: paga l’INPS o il datore di lavoro?

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Il codice civile all’articolo 2110, prevede un’indennità al lavoratore dipendente in caso di malattia, nella misura e nel tempo stabilito dalle norme corporative, dagli usi e secondo equità. Da ciò ne consegue che, in caso di malattia, così come infortunio, gravidanza e puerperio, il lavoratore assente ha ugualmente diritto ad ottenere una retribuzione secondo quanto stabilito dalla legge.

Tale retribuzione può gravare sia sul datore di lavoro oppure sarà in capo all’INPS, o ancora, erogata dall’INPS ma con integrazione da parte del datore di lavoro.

Indennità malattia dipendente: i soggetti beneficiari

Qualora si verifichi un evento morboso che causi l’incapacità temporanea al lavoro, l’INPS riconosce un’indennità di malattia al dipendente, la quale spetta alle seguenti categorie di lavoratori subordinati:

  • operai del settore industria;
  • operai e impiegati del settore terziario e servizi;
  • lavoratori dell’agricoltura;
  • apprendisti;
  • disoccupati;
  • lavoratori sospesi dal lavoro;
  • lavoratori dello spettacolo;
  • lavoratori marittimi.

Il diritto all’ indennità per malattia al dipendente è corrisposta a partire dal quarto giorno per la generalità dei lavoratori e termina al momento della conclusione della malattia.

Inoltre, per legge e a tutela del lavoratore,  durante il periodo di assenza, non potrà essere licenziato per un certo periodo di tempo, stabilito dalla contrattazione collettiva (di norma 180 giorni).

Certificato medico, controlli e sanzioni

Al fine di poter usufruire dell’indennità malattia, il lavoratore dipendente deve procurarsi il certificato di malattia dal medico curante, il quale dovrà effettuarne la trasmissione telematica direttamente all’INPS, previa verifica della correttezza dei dati anagrafici e di domicilio forniti dal medico stesso. Nell’ipotesi in cui non sia possibile trasmettere telematicamente il certificato, il lavoratore è tenuto a munirsi di certificato medico cartaceo, dovendo presentarlo presso le strutture INPS di competenza, entro due giorni a partire dalla data del rilascio.

In caso di malattia del dipendente, per l’ottenimento dell’indennità, il lavoratore deve risultare reperibile, presso il proprio domicilio, per eventuali controlli da parte del medico fiscale in particolari fasce di tempo, ossia dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

Se il lavoratore risulta essere assente al momento della visita del medico, incorrerà in sanzioni che comportano il mancato indennizzo delle giornate di malattia:

  • per massimo dieci giorni, se in presenza di una sola assenza alla visita del medico;
  • per il 50% dell’indennità, se in presenza di due assenze ingiustificate;
  • per il valore complessivo dell’indennità, in caso di terza assenza ingiustificata.

Indennità di malattia: chi paga?

I primi 3 giorni di malattia (periodo di carenza) sono a carico del datore di lavoro. Tuttavia la retribuzione è al 100% solo per le prime due malattie nell’arco del’anno solare: la terza verrà retribuita al 66%, la quarta al 50%, mentre dalla quinta in poi il datore di lavoro non è più tenuto a pagare.

L’indennità malattia dipendente erogata dall’INPS è in genere pari al 50% della retribuzione media giornaliera dal 4° al 20° giorno. Aumenta al 66,66%, a partire dal 21° al 180° giorno. Dal 180° giorno il dipendente non percepisce nessuna indennità dall’INPS. In genere, i contratti collettivi possono prevedere che il datore di lavoro sia tenuto all’integrazione dell’indennità corrisposta dall’INPS.

Differente è invece la normativa e la tutela dei lavoratori per le ferie.

Dipendente in malattia in Paese Comunitario

Nella circostanza in cui la malattia insorga in un paese della Comunità europea, è prevista l’applicazione della legislazione del paese dove l’assicurato ha residenza. Il lavoratore deve procedere alla presentazione del certificato all’INPS e al datore di lavoro entro due giorni dal momento del rilascio, oppure far riferimento alle autorità locali competenti.

Se la malattia si presenta in un paese in cui l’Italia non ha stipulato alcun tipo di accordo o convenzione o in un paese extracomunitario, il certificato va legalizzato dal consolare italiano all’estero o dalla rappresentanza italiana.

 

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